Erdogan l’autoritario chiude un occhio sui passaporti

È sulla vendita dei passaporti a basso prezzo che la Turchia di Erdogan punta per tirarsi fuori dai crescenti guai della sua economia. La frenata della produzione sommata alla svalutazione della lira turca, che in un anno ha perso più del 40% del suo valore, hanno infatti indotto Ankara ad “abbassare” le tariffe dei certificati necessari per ottenere la cittadinanza. Che oggi, riporta il Financial Times [1], vanno a ruba soprattutto in Medio Oriente. Secondo le nuove regole, entrate in vigore 4 mesi fa, contro i 3 milioni di un tempo adesso uno straniero può diventare cittadino con soli 500.000 dollari in Bond o depositando lo stesso importo in una banca. Ma esiste anche un’alternativa più economica: l’investimento immobiliare la cui soglia è stata ridotta da 1 milione a 250mila dollari. Un tentativo, quest’ultimo, per cercare di rivitalizzare il settore delle costruzioni in profonda crisi dopo essere stato per decenni il driver dell’economia del Paese. Il business dei “golden visa [2]”, ad onor del vero, non riguarda solo la Turchia visto che di esso, a partire dalla crisi del 2008, hanno abusato anche molti Stati dell’UE. Tanto è vero che negli ultimi 10 anni, stima il Global Witness e Transparency International, la vendita di passaporti ha fruttato all'economia comunitaria non meno di 25 miliardi euro. Un mercato tutt'altro che trasparente in cui si annidano evasione fiscale, riciclaggio di denaro sporco e frodi. Cosa che ha indotto Bruxelles a tirare il freno e di cui Ankara cerca oggi di approfittare. Perché se è vero che un passaporto Ue ha un valore assai superiore a quello del Paese della mezzaluna, è anche vero che in questo caso vale come non mai il detto “a caval donato non si guarda in bocca”.