Fa suo il divide et impera dell’antica Roma

Che Trump sia un presidente volutamente e decisamente divisivo è ormai evidente. Assai meno, invece, è il perché. Non è infatti ancora chiaro se il suo comportamento aggressivo e spesso provocatorio dipenda, come sostengono gli avversari, dai limiti culturali e caratteriali dell’uomo oppure, come invece qualcuno comincia a sospettare, da una precisa anche se discutibile strategia politica. In base alla quale, come denunciava giorni addietro un editoriale del New York Times, anche dopo aver conquistata la Casa Bianca non è diventato, differentemente dai suoi predecessori, il presidente di tutto il Popolo ma del suo Popolo.

Con Trump l’idea che una volta eletto il Presidente USA debba essere di tutti gli americani e non più solo di quelli che lo hanno eletto sembra appartenere ad un’epoca che non c’è più. Per la semplice ragione che per essere rieletto nel 2020 punta tutte le sue carte sull’United Base of America che lo ha, contro ogni pronostico, eletto nel 2016. Ed è per questo che, ad esempio, sull’immigrazione più si avvicina la scadenza elettorale più radicalizza la sua campagna anti-stranieri. Con obbiettivo di eccitare l’ansia ed il risentimento della base ed impedire il dialogo con l’opposizione parlamentare e con i settori meno radicali della pubblica opinione caldeggiato, invece, dall’establishment moderato repubblicano. E proprio perché l’appuntamento del 2020 si presenta per lui ricco di pericolose incognite preferisce fare di tutto pur di compiacere e conservare la lealtà dei suoi fan anziché tentare di “allargare al centro”, come suggerirebbero le tradizionali regole della politica, la propria costituency politico-elettorale.

Insomma, Trump per scelta non lascia passare occasione per essere, e soprattutto apparire, divisivo ed immoderato. Gli interessa più galvanizzare i suoi che convincere i dubbiosi né tanto meno gli oppositori. E, lasciando molti a bocca aperta, si preoccupa assai poco del fatto di aver conquistato come Presidente il poco invidiabile record di non essere mai stato nei sondaggi di popolarità neppure un giorno il più gradito dagli americani. La sua convinzione è chiara: puntare ad essere rieletto tenendo dalla sua quel 46% dei si che, in base al funzionamento del sistema maggioritario americano, gli ha consegnato i collegi chiave con cui ha fatto fuori, nonostante avesse raccolto un numero di consensi in assoluto superiore al suo, Hillary Clinton. La verità è che nessuno avrebbe mai immaginato che l’ex “sciupa femmine” newyorkese conoscesse, al punto da applicarlo, il divide et impera usato dagli antichi romani per conservare secoli di potere.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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