Finito il lavoro sporco sull’immigrazione Trump l’ha cacciato

C 'è da scommettere che l’eredità di Jeff Sessions, da ieri l’altro ex ministro della giustizia Usa, è destinata a durare forse più a lungo di quella del Capo che l’ha messo alla porta. Per la semplice ragione che i cambiamenti da lui imposti con convinta, implacabile durezza conservatrice alle procedure per la concessione dell’asilo rappresentano quasi un punto di non ritorno della politica dell’immigrazione americana. Come dimostra il fatto che Sessions, nelle stesse ore in cui Trump redigeva la lettera di ben servito nei suoi confronti, anziché svuotare i cassetti e fare le valige si è sentito in dovere di emanare un interim final rule, che il Presidente ha firmato lo scorso 9 novembre, sulle procedure relative alla protezione umanitaria che ha il sapore di un manifesto più che di un testamento. Articolato in due punti.

a) organizzare un nuovo e più complicato iter per le richieste di asilo da parte di quanti entrano senza preventiva autorizzazione sul suolo americano o provengono da paesi sottoposti al divieto di ingresso indicati nel decreto presidenziale del 2017;

b) i pochi che dovessero riuscire a superare il primo sbarramento avranno come unico diritto di perorare nelle apposite sezioni giudiziare solo il rinvio operativo dei decreti di espulsione ( rinvio sempre revocabile e che, in quanto tale, non consente di ottenere il permesso di soggiorno). In pratica, in base a queste procedure, ai cittadini dei tre paesi centro americani ( El Salvador, Nicaragua e Guatemala), dai quali sono stati numerosi gli arrivi di famiglie e minori non accompagnati sarà al massimo consentito di chiedere il rinvio del decreto di espulsione ma mai lo status di rifugiati.

Non una svolta ma una vera e propria cesura. Visto che fino all’avvento come Attorney General dell’uomo forte dell’Alabama la giurisprudenza statunitense aveva, sia pur informalmente, ritenuto ammissibile, superando i rigidi limiti fissati dalle Convenzioni Internazionali, il diritto al godimento della protezione umanitaria anche per le vittime della violenza criminale e di quella familiare che piagano le popolazioni del Centro America.

Dopo che Sessions ha chiuso la porta a questo fiume di disperati (USA e Messico negli ultimi tre anni hanno bloccato quasi 1 milione di centro-americani e 150 mila minori non accompagnati), è davvero difficile immaginare che una futura amministrazione, di qualunque colore essa sia, avrà non tanto la forza quanto la convenienza a riaprirla.