2) C’era una volta il lavoratore ospite

Fra gli immigrati turchi della prima generazione, arrivati in Germania negli anni '60 come gastarbeiter (lavoratori ospiti), c'era anche il padre della signora Yildiz. Nata in un paesino vicino Smirne 56 anni fa, dopo aver passato i primi anni in Turchia, insieme alla madre ha raggiunto il padre a Berlino all' inizio degli anni '70.

“A quel tempo, semplicemente non esisteva una politica d'integrazione, almeno a Berlino – ci racconta. Ricordo che in classe ero l'unica turca; c'erano due alunne jugoslave e una italiana, ma loro parlavano già un po' di tedesco, al contrario di me che partivo completamente da zero. Ero molto infelice allora, non avevo praticamente amici fra i compagni di classe, e volevo solo tornare a casa in Turchia”.

Con tempo e fatica, però, la signora Yildiz ha concluso le scuole dell'obbligo, per poi proseguire i suoi studi come insegnante di asilo nido, fino ad aprire il primo “Kita” bilingue tedesco-turco di Berlino, alla fine degli anni '80.

“Ora sono molto contenta di vivere qua, non tornerei mai a Smirne. Al contrario dei miei figli, che dopo aver studiato qui, vorrebbero trasferirsi in Turchia per iniziare la loro carriera lì. Qui c'è troppa competizione, i giovani sono tutti molto qualificati, e trovare un buon lavoro sarebbe più facile in Turchia”.

Ma si sente più tedesca o più turca?

“Mi sento europea, ma il mio cuore rimane turco. Quello che mi piace in Germania è la sicurezza e l'organizzazione, anche se è stato complicato entrare nella mentalità tedesca. Negli anni '70, quella turca era una comunità completamente separata dai tedeschi, non c'era nessun tipo di contatto. Ora è cambiato”.

Ed è cambiato anche il tipo di emigrazione dalla Turchia alla Germania.

“Prima si veniva qua come 'lavoratori ospiti', quindi nessuno pensava di rimanere, anche se poi per molti è andata così. Adesso, i giovani turchi vengono qua per studiare e condurre una vita migliore che in patria”.

Qual è la difficoltà più grande che ha dovuto affrontare?

“Certamente, il fatto di essere considerata 'diversa', 'particolare'. A Berlino il discorso non vale, è una città talmente internazionale che nessuno fa caso a come ti vesti; ma nelle località più piccole della Germania, dove vivono alcuni miei parenti, le donne con il velo, per esempio, erano considerate 'strane'. Oltretutto, noi emigrati abbiamo mantenuto maggiormente le tradizioni, quasi per il timore di smarrire la nostra identità culturale; al giorno d'oggi, comunque, c'è molta meno distanza fra turchi e tedeschi. Tempo fa ho assistito a una scena veramente surreale: dei giovani della NDP (il partito di estrema destra, Ndr) che dopo una manifestazione sono andati a mangiare un kebab”.

Così poca distanza che un marito tedesco andrebbe bene per sua figlia?

“Abbiamo già parenti tedeschi nella nostra famiglia – risponde la signora Yildiz ridendo. Quindi accetteremmo volentieri un genero tedesco”.