Gli immigrati pro Trump che non ti aspetti

Perché nel 2020 mentre la maggioranza degli elettori USA incoronava Biden e sfrattava Trump tra quelli immigrati è invece cresciuto il consenso per il secondo più che per il primo? Una domanda a cui in molti hanno cercato di dare risposta. A cominciare dal New York Times che lo scorso 20 dicembre pubblicò, a firma di Weiyi Cai e Ford Fessenden, un editoriale che fece scalpore fin dal titolo: “Immigrant Neighborhoods Shifted Red as Country Chose Blu”. Non c’è dubbio infatti che il successo, relativo ma innegabile, riscosso dal magnate newyorkese tra gli elettori latino-americani ha rappresentato una delle maggiori sorprese politiche del durissimo scontro elettorale per la conquista della Casa Bianca dello scorso novembre tra repubblicani e democratici. Soprattutto in ragione del fatto che ai più risultava davvero difficile riuscire ad ammettere che dopo anni di feroce campagna anti immigrati, compresa l’accusa ai messicani di essere degli stupratori, nelle urne fosse cresciuto anziché calato il consenso dei Latinos per l’ex Presidente. E se, problema nel problema, questa loro singolare quanto inaspettata scelta rappresentava un semplice “fuoco di paglia” oppure il segnale di una tendenza di medio lungo periodo.

Questioni sulle quali solo in questi giorni si comincia a fare luce. Grazie ad un’approfondita indagine condotta dal centro di ricerca Equis. Che all’inizio della scorsa settimana ha pubblicato le prime conclusioni della sua “Detailed Anlysis of the Latino Vote in 2020”. Basata sulle interviste a 40mila elettori ispanici e ad una parallela radiografia dei risultati emersi in alcune delle cosiddette circoscrizioni elettorali “chiave”. Dalla quale emergono fondamentalmente due cose.

La prima è che la tradizionale maggioranza pro democratici dei Latinos si è confermata determinante per la vittoria del partito dell’asinello. Senza il loro voto, infatti, i democratici non avrebbero potuto conquistare, sia pur di poco, la supremazia nei due rami del Parlamento e Joe Biden non ce l’avrebbe fatta ad essere eletto.

La seconda, però, è che nelle elezioni del 2020, rispetto a quelle precedenti del 2016, tra i swing voters la porzione dei Latinos che ha scelto di votare per Trump è stata superiore a quella che molti, in primis i democratici, avrebbero mai immaginato. In particolare tra le donne, i giovani e gli astensionisti. I dati, al riguardo, parlano chiaro. Nelle urne del 2020 rispetto a quelle del 2016 i voti dei latini pro Trump sono aumentati, come da previsioni, a Miami del 51% tra i cubani e del 120% tra i non cubani e nella Rio Grand Valley del Texas dell’83%. Ma anche in aree “insospettabili” come Milwaukee (+38%), Patterson- New Jersey (+100%) e nel Maricopa County dell’Arizona (+64%). Orbene, ha spiegato David Lauter sul Los Angeles Times dello scorso 9 aprile, pur ammettendo che in questi risultati abbiano pesato dinamiche locali il fatto che l’aumento abbia riguardato aree molto diverse tra loro indica che il “localismo” non ne ha rappresentato l’elemento determinante. Che secondo il report stilato da Equis va infatti cercato altrove.

A partire dal fatto che molti Latini in quanto piccoli imprenditori hanno subito il fascino del self made man di successo impersonificato come pochi da Donald Trump. Un fattore determinante nella loro scelta di voto rafforzato, secondo il presidente di Equis Stephanie Valencia, dal fatto che: “the relative absence of immigration from the 2020 debate opened the door for more conservative Latino voters to shift to Trump…in 2020 a different issue - the pandemic and the economic devastation it caused – dominated their attention”. La crisi economica provocata dal Covid ha infatti colpito, in molti casi con effetti devastanti, i bilanci familiari di una vasta platea di piccoli imprenditori e commercianti immigrati e di quelli occupati come operai nel settore delle costruzioni. Sui quali hanno avuto facile presa le oscure profezie del magnate newyorkese sulle negative conseguenze del regime di lockdown prolungato che Biden avrebbe imposto all’economia nel caso avesse vinto le elezioni.

Il tutto aggravato, se così si può dire, da un clamoroso errore della strategia elettorale degli uomini di Biden. I quali, ha spiegato in una lunga intervista a FiveThirtyEight’s Politics il vicepresidente di Equis Carlos Odio: “hanno speso una montagna di quattrini per convincere i membri della comunità latina ad iscriversi alle liste elettorali e ad andare a votare, salvo però snobbare quel piccolo particolare, che in politica tanto piccolo non è, che è la persuasione”. Infatti i democratici sicuri dell’orientamento elettorale favorevole dei Latinos anziché convincerli sulla bontà delle loro proposte si sono fondamentalmente preoccupati di riuscirne a portare ai seggi il maggior numero possibile. Un errore pagato a caro prezzo. Visto che a votare Trump sono stati proprio i settori non tradizionali dell’elettorale latino: donne, giovani ed astensionisti.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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