Gli scafisti usano le Ong umanitarie come quinta colonna

Seconda, autorevolissima denuncia sul comportamento delle ong che operano nel Mar Mediterraneo. Che dopo l’Agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne (Frontex), sono oggi accusate di collusione con gli scafisti dall’ammiraglio Enrico Credendino comandante della missione UE anti-barconi. “Fanno quasi il 40% dei soccorsi e lavorano spesso al limite delle acque libiche, la sera – afferma l’alto ufficiale italiano- hanno questi grossi proiettori: gli scafisti li vedono e mandano il gommone verso questi proiettori”. È la conferma delle accuse avanzate lo scorso dicembre da Frontex con un dettagliato report che aveva fatto prudere le mani a molte big del volontariato internazionale. La verità è che il sistema di soccorso parastatale di associazioni come MOAS, Sos Méditerranée, Sea Watch e Sea Eye è un pull factor. Trasforma i salvataggi in un vero e proprio fattore di attrazione, una calamita per i candidati all’immigrazione dall’Africa.

Che cosa accade da mesi nel lembo d’acqua che divide la Libia dalla Sicilia ora è chiarissimo. È un fare e disfare quotidiano che neanche Penelope con la sua tela sarebbe mai riuscita a immaginare. Da un lato gli uomini dell’ammiraglio Credendino soccorrono i barconi vicino le nostre coste e scoraggiano nuove partenze dalla Libia per spezzare la catena del traffico di essere umani. Dall’altro quelli delle organizzazioni non governative si spingono a ridosso dei porti libici assicurando ai trafficker che il loro “carico” arrivi a destinazione, mentre in caso contrario, perderebbero in poco tempo molti “clienti”.

Di questo passo nel 2017 riceveremo un numero di migranti superiore alla cifra record di 190 mila registrata l’anno scorso. Non sono rifugiati in fuga da guerre e persecuzioni. Sono in maggioranza giovani immigrati economici che hanno trovato nei mercanti di essere umani una risposta alle loro ambizioni personali.

Per spezzare questo circolo vizioso e recidere il nodo gordiano del volontariato nel Mediterraneo, sia lo Stato a farsi carico del controllo delle frontiere esterne e dei soccorsi in mare.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

No Mare Vostrum

Un gioco di parole sull’espressione Mare Nostrum, come è chiamato il Mar Mediterraneo. Non vogliamo che il tema dei salvataggi sia oggetto di scontro tra le autorità di diversi Paesi, le ONG e l’Unione europea, ma che sia una responsabilità condivisa. Per questo diciamo No Mare Vostrum.

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