Gli sceicchi del petrolio peggio dell’ungherese Orban

L’immigrazione accanto ai suoi molti, complicati aspetti presenta una dote particolare.  Quella di riuscire a fare emergere le nefandezze che alcuni paesi tentano accuratamente di tenere nascoste. Come quelle, poco note, di cui, in queste ultime drammatiche settimane, si sono, silenziosamente, macchiate le monarchie del Golfo.

Arabia Saudita, Qatar, Emirati e Kuwait, Bahrein nonostante le loro enormi ricchezze e la contiguità geografico religiosa hanno tenute ermeticamente chiuse le loro porte ai rifugiati della martoriata Siria. Con un comportamento che rischia di fare impallidire persino quello dell’ungherese Orban e del suo muro anti profughi.

Il no dei signori dei petrodollari, infatti, non ha neppure motivazioni ideologiche ma di calcolo economico. Per la semplice ragione che trovano assai più conveniente importare masse di immigrati dal lontano sud est asiatico che dai “paesi fratelli”. Per capire meglio come stanno le cose vale forse la pena ricordare che, rispetto alla popolazione nazionale, le percentuali di questi docili e poco costosi  immigrati sono, ad esempio, del 30 % in Arabia Saudita e del 90% negli Emirati, Qatar e Kuwait. Più chiaro di così.