Gli Usa potrebbero perdere l’Oim

Dopo 50 anni gli Stati Uniti rischiano di perdere la guida dell’Oim (l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni). Colpa di Trump che ha scelto come candidato alla carica di direttore generale il controverso Ken Isaacs.

Ma perché quest’uomo di 65 anni, che nel video della sua candidatura si presenta con un altisonante “ho dedicato la mia vita ad aiutare le persone bisognose in tutto il mondo”, divide così tanto la comunità internazionale? Ad aprire il fuco di fila è stato nei mesi scorsi il Washington Post pubblicando una serie di compromettenti post di Isaacs scritti su Twitter e Facebook tra il 2015 e il 2017 che contengono un’antologia di giudizi ostili e incendiari nei confronti di Islam e immigrati del tipo: "se leggi il Corano, saprai che questo è esattamente ciò che la fede musulmana ordina ai fedeli di fare", il commento tranchant all'attacco terroristico al London Bridge nel giugno 2017. O quello apparso nell'estate 2016, nel pieno della crisi dei rifugiati in Europa, nel quale si sosteneva che Svizzera e Austria avrebbero dovuto costruire un muro per controllare meglio i loro confini. Vicepresidente della Samaritan's Purse, una ONG umanitaria cristiana che lavora “nel mondo per promuovere la parola di Gesù Cristo”, Ken Isaacs è anche noto per essere vicino ai circoli evangelici, che molta influenza hanno sulla Casa Bianca di Trump.

Dopo lo scandalo dei post ha chiuso il suo profilo sui social network, e ha iniziato a viaggiare in Europa e Africa per promuovere la sua elezione. Il mese scorso ha anche incontrato papa Francesco. Ma nonostante il tentativo di mondare la sua immagine, l’elezione ai vertici della più importante organizzazione internazionale dedicata agli interventi di emergenza sull'immigrazione, non appare così scontata. Cosa che per Washington sarebbe uno schiaffo, visto che dalla fine degli anni ’60 l'Oim è stata un feudo yankee, grazie allo stanziamento annuo di 500 milioni di dollari che fanno degli Usa i primi finanziatori. Ma per essere eletto, il 29 giugno l’uomo di Trump avrà bisogno dei due terzi dei voti, e molti dei 169 Stati membri sono Paesi musulmani.

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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