Governare l’immigrazione stagionale con la circolarità

La sanatoria divide l’Italia, i corridoi verdi uniscono il resto d’Europa. Decine di migliaia di immigrati dell’Est sono già tornati a lavorare nelle campagne di Francia, Germania e Gran Bretagna (a breve anche di Austria, Danimarca, Finlandia, Norvegia e Spagna) grazie ad accordi bilaterali basati sui princìpi dell’immigrazione circolare di cui West si è occupato lo scorso 7 maggio. Soluzione ben accolta da Bruxelles che, per evitare crisi alimentari, anche durante l’emergenza Covid-19 assicura la libertà di movimento degli stagionali agricoli nello spazio europeo. Un’opportunità che non si capisce perché il nostro Paese non abbia colto al balzo.

L’immigrazione circolare, infatti, si basa su uno schema, semplice, flessibile e pragmatico, che aiuta a prevenire le controindicazioni delle sanatorie di un tempo. Con l’adozione di questo meccanismo circolare, il mismatch ufficiale tra domanda e offerta di manodopera nei mercati nazionali viene colmato dall’intervento della Stato di destinazione che agli interessati garantisce il rilascio di un tot di permessi di soggiorno temporanei per lavoro, con tanto di visto di reingresso pluriennale per gli immigrati che a conclusione dei raccolti garantiscono il loro rientro nel Paese di origine.

È una soluzione win-win. Perché in linea generale soddisfa i bisogni:

- degli stagionali immigrati che a causa del lockdown rischiavano di rimanere disoccupati e bloccati in casa oppure di spingersi, pur di sopravvivere, a muoversi illegalmente alla ricerca di occupazioni sommerse e sotto retribuite.

- degli imprenditori che anche quest’anno possono contare sul rapporto fiduciario pluerinnale con i loro dipendenti stranieri, senza peraltro rischiare di mandare al macero i raccolti.

- degli Stati di origine e destinazione che grazie all’immigrazione circolare possono almeno ridurre il danno della crisi economica dopo quella sanitaria.

Tra i Paesi di origine che prima e più di altri hanno colto le opportunità dell’immigrazione circolare c’è la Romania dalla quale fino all’anno scorso arrivava il 35% degli stagionali stranieri impiegati in Italia. Un bacino di manodopera specializzata e di fiducia che le nostre infinite e inconcludenti liti sull’immigrazione rischiano di dirottare altrove. Tanto più che siamo impegnati, come più volte fatto in passato, a riproporre forme di sanatoria degli immigrati dalla dubbia efficacia. Come conferma un autorevole studio internazionale del Migration Policy Institute di Washington secondo il quale dei 3,2 milioni di immigrati illegali regolarizzati nell’Unione Europe tra il 1996 e il 2007, 3 milioni risiedevano in Italia. Che, tuttavia, è rimasta leader nello sfruttamento della manodopera straniera irregolare nel mercato sommerso.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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