I giudici Ue bocciano le espulsioni facili dalla Francia

La Francia non può giustificare con la minaccia terroristica il respingimento in Spagna degli gli immigrati clandestini provenienti dal paese iberico. Lo ha deciso la Corte di giustizia dell'Ue che ha di fatto bocciato la blindatura delle frontiere, decisa ed attuata da Parigi all'indomani degli attentati del Bataclan, per procedere alle cosiddette “espulsioni express”. Secondo i togati di Lussemburgo, infatti, anche le misure antiterrorismo non possono derogare dal principio che vieta, cosa invece consentita nel caso dei paesi extra UE, la deportazione immediata degli stranieri irregolari da una nazione europea ad un'altra. In altri termini, con la sua sentenza la Corte ha teso a precisare che la pur legittima messa in atto di stringenti controlli di sicurezza non legittima la messa in atto di procedure che nella loro applicazione finirebbero per considerare quella con la Spagna una frontiera esterna anziché interna all'Europa.

Di conseguenza se la Francia vuole espellere dal suo territorio un immigrato clandestino sospettato di arrivare dalla Spagna, è tenuta a rispettare gli accordi bilaterali in essere tra i due paesi o la Direttiva comunitaria che disciplina i rimpatri. Che, com'è noto, non prevede né tanto meno consente i respingimenti immediati. In base ad essa, infatti, agli immigrati fermati per controlli e trovati senza documenti vengono concessi, di norma, tra i 7 e i 30 giorni di tempo per lasciare volontariamente il territorio nazionale. Scaduti i quali è possibile attivare i meccanismi amministrativi previsti per le espulsioni. Una regola violata spesso e volentieri dalla Francia. Che, in nome dei controlli anti-jihadisti, da tempo procede al sistematico allontanamento immediato dei clandestini sia verso l’Italia, sul versante alpino, sia verso la Spagna, su quello pirenaico. E per questo “sentenziata” dalla Corte.