I nuovi visti USA imbarazzano gli uomini della City

Nel giugno del 2017 la notizia del giro di vite di Trump sulla concessione dei visti passò un po’ inosservata. All'epoca l'attenzione era tutta focalizzata sulle polemiche sollevate dal Muslim Ban, l'ordine esecutivo che vietava l'ingresso negli Stati Uniti ai cittadini provenienti da sei Paesi a maggioranza musulmana. Eppure le disposizioni allora emanate dall'amministrazione statunitense avrebbero dovuto mettere in allarme i più. In nome della sicurezza nazionale e tenendo fede alla parola d'ordine “non esitare a rifiutare gli ingressi”, gli uffici federali estesero la stretta non solo a visti richiesti dagli immigrati in cerca di lavoro ma anche a quelli turistici e dei parenti di cittadini residenti negli USA. Nel nuovo questionario per la concessione dell'ESTA, infatti, vengono richieste informazioni sulla gestione dei social media degli ultimi 5 anni e indicazioni biografiche risalenti agli ultimi 15 anni tra cui e-mail, numeri di telefono, indirizzi delle abitazioni, precedenti e attuali occupazioni, sui viaggi effettuati all'estero e i numeri dei vecchi passaporti. Una stretta che, come riporta il Financial Times, dopo due anni inizia oggi a produrre i suoi effetti negativi. Soprattutto tra gli uomini d'affari britannici.

Secondo i dati della CBP (la polizia di frontiera degli Stati Uniti) i rifiuti agli ingressi nel 2018 sono aumentati del 108% rispetto al 2015. E in larga misura hanno colpito anche i business travellers di Londra. La ragione è presto spiegata. Il no all'ESTA scatta nel caso di post “imprudenti” sui social media, ma anche se nei 15 anni precedenti si è stati sottoposti a fermo per guida in stato di ebbrezza o possesso di droga. Queste nuove restrizioni stanno creando non pochi imbarazzi negli ambienti della City. In Gran Bretagna i dipendenti non sono tenuti a comunicare eventuali fermi o condanne ai datori di lavoro, e non è un mistero per nessuno il consumo di alcol e droghe in certi ambienti. Così sempre più uomini d'affari si rivolgono a uffici di consulenza legale preoccupati dal fatto che eventuali loro passate “marachelle” possano creare ostacoli all'ingresso negli USA. Una situazione ai limiti del paradosso. Perché, come non manca di sottolineare maliziosamente il FT, in questa stretta potrebbero incappare persino due politici oggi molto in vista nel Regno Unito: Boris Johnson e Michael Gove. Visto che i due pretendenti alla guida del governo di sua Maestà hanno ammesso pubblicamente di aver assunto, sia pure in gioventù, cocaina. E quindi, secondo le nuove regole volute da Trump, rischiano di essere fermati alla frontiera americana.

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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