I repubblicani moderati nel mirino di Trump

Trump a forza di cacciare ministri non rischia di trasformare la Casa Bianca in quella che con perfida ironia Peter Nicholas ha definito sulle pagine dell’Atlantic The White House Survivors (la Casa dei Sopravvissuti)? A guardare dall’esterno verrebbe naturale rispondere sì. Non fosse altro perché nella storia USA nessun Presidente aveva mai proceduto ad un’epurazione “seriale”di uomini con incarichi di governo paragonabile a quella messa in atto dal magnate newyorkese. Che ha costretto al riposo anticipato, per rimanere ai più alti in grado, non solo Rex Tillerson (Esteri), Michael Flynn (Difesa), Jim Mattis (Difesa), Jeff Sessions (Giustizia) e Kristjen Nielsen (Interni) ma anche James Comey (FBI) e Randolph “Tex” Alles (Servizi Segreti).

Un modo di fare che sarebbe però troppo semplicistico spiegare, cosa che invece molti fanno, con la lunatica erraticità del suo cattivo carattere. O con la spietata lotta interna tra le fazioni dell’amministrazione desiderose di aggraziarsi a qualunque costo il ben volere del Capo. Perché al di là dell’esuberante ed innegabile egocentrismo dell’uomo e delle risse intestine di palazzo la spiegazione delle vicende di cui sopra è da ricercare nella feroce determinazione con cui Trump, usando l’arma della lotta all’immigrazione, sta cercando di piegare la resistenza dei vecchi, ma potentissimi gruppi di potere dell’establishment moderato, da cui lui stesso proviene, che si oppongono alla sua politica di radicalizzazione nazionalistica del tradizionale conservatorismo repubblicano. Che per riuscire ha come condizione necessaria anche se non sufficiente quella di poter contare su collaboratori disposti, senza esitazioni né doppiezze, a consentire la realizzazione di un programma strategico che per la sua ambizione si espone a molti rischi e non poche insidie. Prima fra tutte quella dell’ostracismo silenzioso ma latente di molti repubblicani moderati disposti a non badare a spese pur di impedirgli di ottenere quello a cui mira: di essere candidato plebiscitariamente dalla base come front runner del partito alle prossime elezioni presidenziali del novembre 2020.