I rifugiati cambiano, le norme sull’asilo no

Si può negare il diritto d’asilo agli immigrati illegali? La risposta la lasciamo ai giuristi. La domanda è, però, utile ad affrontare un tema (la definizione del concetto di rifugiato) che da una parte all’altra dell’Atlantico divide la politica. In questi giorni è toccato a quella americana. Perché Donald Trump ha appena firmato un discutibile decreto esecutivo (ideato dall’ormai ex Ministro della Giustizia Sessions che il Presidente ha da poco silurato) che vieta la possibilità di chiedere lo status di rifugiato agli immigrati che entrano illegalmente negli Stati Uniti. E’ questa, forse, la risposta preventiva della Casa Bianca alla carovana di 5 mila centroamericani, in queste ore in marcia verso gli Stati Uniti. Con l’obiettivo di chiedere asilo perché in fuga da violenze e soprusi di spietate gang criminali che nei loro paesi di origine (El Salvador, Guatemala e Nicaragua) fanno il bello e il cattivo tempo.

Secondo Trump sono immigrati economici intenzionati ad abusare del diritto asilo per ottenere il via libero all’ingresso che altrimenti sarebbe loro negato. Di diverso avviso gli oppositori del Presidente. Convinti, invece, che dal Centro-America arrivano categorie super vulnerabili che meritano la massima protezione umanitaria.

In questo scontro sulla interpretazione restrittiva o estensiva del concetto di rifugiato, nessuna delle due fazioni, a ben vedere, sembra avere torto. Per capire il perché partiamo dall’art.1 della Convenzione di Ginevra del 1951. Che considera rifugiato chiunque nel paese di origine sia perseguitato per ragioni di razza, religione, cittadinanza, appartenenza a un determinato gruppo sociale o politico.

Nessuno degli immigrati centroamericani in cammino verso gli USA sembra rientrare, e qui Trump ha ragione, nelle categorie di perseguitati elencate nella Convenzione di Ginevra. Che, infatti, è stata pensata per tutelare sostanzialmente cittadini vittime di vessazioni da parte dello Stato di appartenenza. Mentre chi fugge oggi dall’America Centrale subisce forme di violenza gravissima esercitata però non da attori pubblici (lo Stato) ma privati (le gang criminali).

E, tuttavia, non hanno neanche torto gli oppositori di Trump che vedono tra i componenti della carovana di latinos, soggetti fragili da tutelare, non assimilabili alla tradizionale figura dell’immigrato economico.

La verità, che nessuna parte in campo è interessata ad affrontare, è che la Convenzione di Ginevra del 1951 ha fatto il suo corso. Quando è stata firmata il rifugiato era per lo più un soggetto vittima dello Stato in cui era nato. Dal quale doveva essere protetto. Oggi non è più così. Perché al netto di chi fugge dalla guerra (es. i siriani), sono emerse nuove categorie di potenziali rifugiati che mezzo secolo fa nessuno considerava come tali. Dai perseguitati per il loro orientamento sessuale a quelli che subiscono le gravi conseguenze dei cambiamenti climatici, fino ad arrivare alle vittime di violenze domestiche o private. Di questo universo mondo è, forse, ora di parlare.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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