I trafficanti per portarci i bengalesi lasciano i siriani a casa

Scoprire oggi che non sono siriani e neppure africani ma bengalesi i clandestini più numerosi ad approdare sulle nostre coste dà, meglio di tante parole, la dimensione dell’enormità del fenomeno in atto nelle acque del Mediterraneo. Secondo un reportage del giornale inglese The Independent, infatti, la maggioranza dei 40 mila migranti sbarcati in Italia dall’inizio del 2017 viene dal Bangladesh.

Cosa ancora più interessante è che mentre negli stessi mesi del 2016 ne era arrivato 1 oggi ne sono arrivati 2.800. A spiegare come mai sono così tanti a lasciare un paese povero, ma non in guerra sono gli stessi interessati. Che hanno attraversato due continenti e rischiato la vita prima in Libia e poi in mare, semplicemente perché hanno acquistato la nuova offerta dei trafficanti di essere umani [1]. Che, in questo modo, temendo che il business potesse inaridirsi, hanno allargato il loro orizzonte di mercato. Offrendo pacchetti viaggio all inclusive con destinazione Europa non solo ai “tradizionali clienti” africani ma ora anche ai new entry dall’Asia. Con un costo medio di $10 mila dollari si parte dalla capitale bengalese di Dacca e attraverso Dubai o la Turchia si sosta in Libia prima di imbarcarsi verso l’Italia.

Sembra, dunque, che il lembo di mare che divide la Sicilia dall'Africa sia diventato il terminale di un flusso internazionale di immigrazione clandestina [2]. In questo contesto, le operazioni di salvataggio delle navi delle ONG sono lodevoli e rispettabili. Ma nel più classico caso di eterogenesi dei fini finiscono per essere complici, sia pur involontari, della criminalità organizzata.