I virus grattacapi di Trump

Trump sembra aver smarrito la spavalda certezza con cui fino a poche settimane fa era sicuro che a novembre prossimo gli americani lo avrebbero rieletto Presidente. Per la semplice ragione che la pandemia del coronavirus, da lui erroneamente a lungo esorcizzata, sembra d’improvviso avergli tolto non poco terreno da sotto i piedi.

In primo luogo perché le ferree restrizioni sanitarie imposte dal dilagante contagio hanno duramente azzerato le brillanti performance economiche dei suo anni di presidenza. Spingendo l’immensa macchina della produzione e dei consumi statunitensi in un baratro paragonabile solo a quello della Grande Recessione degli anni ’30 del Novecento. Che com’è noto, oltre a tanti, dolorosissimi costi sociali, inflisse una devastante punizione politica all’inquilino della Casa Bianca ed al partito repubblicano di allora. Spalancando la porta al New Deal con cui i democratici di Roosvelt consentirono all’America di guadagnare e conservare per lunghi decenni la vetta del potere mondiale.

Un paragone tra gli eventi di oggi e quelli di ieri forse azzardato ma non infondato. Non solo perché in termini relativi sul totale della popolazione il numero degli americani attualmente disoccupati (22 milioni) supera quello dei disperati del passato. Ma soprattutto per un tratto diciamo così “mentale” che sembra accumunare la presidenza Trump, sempre pronta a scaricare sugli altri la colpa dei problemi, e quella sfortunatissima di Herbert Hoover. Il quale mentre Wall Street crollava anziché intervenire pensò bene di cavarsi dagli impicci prendendosela con l’intero mondo: ”the great depression, that’s really a world problem! “.

Ma per il miliardario newyorkese le cattive notizie arrivano non solo dall’economia ma anche dalla politica. Nelle ultime ore, infatti, dopo mesi di assoluto silenzio è tornato a farsi sentire l’ex presidente Obama. Che con parole assai impegnative ha benedetto la decisione con cui Bernie Sanders, rinunciando a candidarsi, ha assicurato per la corsa dei democratici alla Casa Bianca l’appoggio della sinistra al centrista Joe Biden. Una svolta in bilico fino a pochi giorni fa che senza dubbio rafforza la competitività del partito dell’asinello rispetto a quello repubblicano in vista dell’appuntamento elettorale del prossimo novembre. E che forse riapre per l’opposizione una gara da molti ed a lungo data per perduta. A conferma del fatto che in politica, come per altro nella vita, saggezza vuole “non dire gatto fino a che non l’hai nel sacco”.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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