Il bivio dell’American dream

Con il Dream Act firmato sabato scorso dal governatore Jerry Brown, che consente agli studenti stranieri più meritevoli di usufruire, pur se irregolari, delle borse di studio pubbliche, la California prende posizione nel duro braccio di ferro sull’immigrazione. Che da anni paralizza e divide l’America. Ma nella direzione opposta a quella conservatrice scelta a catena, sulla scia dell’ ”apripista” Arizona, dalla Geogia, dall’Utah, dall’Indiana, dalla South Caroline e, per ultima dall’Alabama. Non c’é dubbio, però, che la scesa in campo dell’Orange County, lo stato più popoloso e ricco del paese a stelle e strisce, rappresenta, a questo punto della vicenda, un salto di qualità. Un vero e proprio punto di svolta. In primo luogo perché determina un’accelerazione dello scontro politico su uno dei temi chiave della campagna presidenziale del prossimo anno. Sul quale, é certo, che  il Congresso non ha né il tempo né la forza di prendere la pur minima decisione. Superando lo stallo in cui versa ormai da anni ed al quale sono in molti ad avere pagato pegno, compreso il « falco » George W. Bush. Con la conseguenza, qui il secondo aspetto del problema, che più della contrapposizione, in qualche modo scontata, tra i due schieramenti tra loro in competizione, sono soprattutto quelle interne ai due schieramenti che rappresentano ormai il vero rompicapo di tutta la vicenda. Come testimonia, ad esempio,  l’ondata di reprimende piovute, nelle ultime settimane, sul governatore repubblicano del Texas, Rick Perry, colpevole, agli occhi di molti membri del suo stesso partito, di aver dichiarato la sua non contrarietà al Dream Act voluto dal collega della California. Ma é soprattutto l’asimmetria tra la incapacità/impossibilità a decidere di “quelli di Washington” ed il protagonismo “decisionista” dei singoli stati, suggellato dall’asso pigliatutto californiano, che carica questo ennesimo capitolo della ormai lunga storia  dell’immigrazione made in USA di conseguenze istituzionali potenzialmente esplosive. Quasi a voler tornare a prima del 1875, quando la Corte Suprema aveva stabilito, con la storica sentenza n. 275, che l’immigration andava delegata all’eslusiva competenza del governo federale e non più , come invece era avvenuto fino a quel momento, a quella dei singoli stati dell’Unione.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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