Il Covid-19 spiazza l’immigrazione economica

Sull’immigrazione, parafrasando il quesito sulla globalizzazione con cui Henry Farrel e Abraham Newman titolano il loro articolo sull’ultimo numero di Foreign Affairs, ci domandiamo: “Will Coronavirus End Immigration as We Know It ?”.

La risposta, con tutte le cautele del caso, è sì. Per la semplice ragione che il pandemonio che sta mettendo in ginocchio le economie ricche del mondo (di oggi la notizia del colossale smottamento di quella americana) è destinato ad annullare la ragione materiale per cui a milioni negli ultimi decenni hanno lasciato il proprio paese cercando fortuna all’estero.

Infatti se nelle nazioni avanzate il mercato crolla e l’occupazione non tira ragione vuole che per gli abitanti di quelle relativamente più arretrate vengono meno, al netto dei profughi e dei veri perseguitati, gli incentivi che fino a ieri li spingevano a partire e rischiare, spesso con la vita, i risparmi personali e dei loro familiari.

Un disincentivo che si trasforma in un vero e proprio altolà soprattutto se la povertà di quelli (la maggioranza) che emigrano/immigrano non è assoluta ma relativa. Figlia del desiderio, comprensibile, di ottenere oltre confine un riconoscimento alle proprie capacità altrimenti negato in patria. Una condizione resa ancora più complicata dalla particolarissima natura della crisi produttiva indotta dalla pandemia. Che ha messo in ginocchio, chissà per quanto tempo, il settore dei servizi che soprattutto nell’ultimo ventennio ha trainato il mercato informale dell’immigrazione. Sia di quella regolare che di quella irregolare. Perché capace di rispondere just in time ed a prezzi ultra competitivi ad una domanda, imperiosa e capricciosa, nemica della burocrazia e delle fastidiose pratiche degli uffici del collocamento.

Chiusi ristoranti, bar, centri di benessere, alberghi, palestre yoga etc. etc da oggi in avanti a quale porta andrà a bussare l’immigrazione? Ma non basta. Visto che la strage tra le generazioni della terza età consumata dal Covid19 renderà assai più difficile, rispetto al passato, il comodo ricorso alle badanti straniere cui per anni le famiglie del ceto medio nazionale hanno delegato, a costi tutto sommato accettabili, la cura dei loro anziani.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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