Il grave errore politico dietro il rebus Ong/clandestini

Sull’esplosiva querelle ONG-clandestini da West più volte sollevata [1], abbiamo intervistato un super esperto della materia, il Prof. Marco Lombardi dell’Università Cattolica di Milano. 

Domanda: Può aiutarci a fare una dettagliata radiografia della dinamica delle operazioni di salvataggio delle ONG sul Mar Mediterraneo e di come possono favorire il lavoro dei trafficker?

R: Intorno alle operazioni di salvataggio dei migranti sulla rotta dei trafficanti c’è sempre stata una certa opacità, che rispecchia la scarsa chiarezza che ha caratterizzato il dibattito sulla sicurezza e i flussi migratori. In realtà, su questo tema la comunicazione è sempre stata ampia ma caratterizzata da tesi fortemente ideologizzate: buoni e cattivi si sono sempre scontrati senza affrontare la questione, ma sostenendo esclusivamente la posizione del respingimento a tutela della sicurezza e per combattere il terrorismo o, al contrario, quella dell'accoglienza in nome della solidarietà, nel rifiuto di ogni considerazione oggettiva delle possibilità di sfruttamento dei flussi da parte di criminali e terrorismi. Tale dibattito, orientato e interessato, ha impedito di affrontare consapevolmente la questione predisponendo forme di governance adeguate: tanta incertezza ha favorito l’attivazione di una pluralità di attori, reciprocamente autonomi come obiettivi e regole di ingaggio, tesi a voler dare una risposta operativa alla questione. Il mondo, in questi ultimi anni, è cambiato: il conflitto si esercita nella forma della Guerra Ibrida, un conflitto in cui si confronta una pluralità di attori, in competizione violenta tra loro, che non condividono alcuna regola, che ha assunto le forme della pervasività, delocalizzazione e diffusività. Nell’area mediterranea si confrontano diversi attori: trafficanti di uomini interessati al business; gruppi terroristi che sfruttano questi canali di mobilità offrendo ai trafficanti “sicurezza d’area”, ONG e privati diversi che si danno al salvataggio in nome della solidarietà irrinunciabile e, forse, del soldo indicibile; marine di paesi rivieraschi che sono chiamati a tutelare la sicurezza del loro Paese; governi di Stati falliti che sfruttano la situazione in forma di ricatto negoziale. L’oggetto di scambio di questi articolati processi sono i migranti, che non sono vittime inconsapevoli ma persone che colgono l’occasione per spostarsi. La vulnerabilità è generata dalla mancanza di consapevolezza di questi processi. In conclusione, non sono le ONG a favorire i trafficanti ma sono tutti gli attori presenti che sono reciprocamente funzionali l’uno all’altro. E’ solo l’azione responsabile di governo che, definendo un sistema di priorità, può riorganizzare un tale sistema di relazioni.

D: Qual è la soluzione praticabile per spezzare questo circolo perverso?

R:Il primo tassello è la consapevolezza della situazione. Il secondo è il sistema di priorità: chi ha il diritto e il dovere di governare determina un sistema di priorità che istituisce il sistema di regole. Come ho risposto sopra, questo ora non avviene: ciascuno applica il proprio sistema di regole in maniera indipendente dagli altri; ciascuno nelle pieghe d’ombra del proprio sistema di regole trova la giustificazione per l’intervento degli altri. Se la priorità è la gestione dei flussi e la cura per la sicurezza del Paese allora:

- sia chiaro chi ha diritto di venire in Europa e come può esercitare il diritto;

- sia chiaro qual è il reato commesso da chi non esercita un proprio diritto o favorisce altri a farlo, quali sono gli strumenti di repressione e la pena;

- sia chiaro che le regole si applicano a tutti gli attori e nessuno ne è al di sopra.

In questo momento ciò non accade o ciascuno interpreta la situazione alla luce di priorità non condivise.

D: Se passa il principio del "bisogna salvarli tutti", lo Stato italiano non rischia di finire sotto ricatto dei trafficanti di esseri umani?

R: Innanzitutto il principio "bisogna salvarli tutti" potrebbe essere una priorità, ed è quella che hanno assunto alcune ONG, con la complicità della politica che schiera la Marina quale schermo fumogeno di “narrare” che avrebbe intenzione di fare altro. Ma appunto si tratta di un approccio di becera politica e non di governo, il cui risultato è che sempre più spesso le ONG fanno da spalla ai trafficanti e le navi della Marina sono costrette ad adeguarsi. Non credo si tratti neppure di ricatto ma, peggio, di scelta: pertanto non c’è neppure la giustificazione di essere ricattati. La questione di fondo è dire chiaramente qual è l’obiettivo dell’azione: solo dopo aver fatto le scelte si valuteranno i costi.