Il malessere dell’Europa del Nord

L'affermazione in buona parte dell'Europa del Nord di partiti di estrema destra con un profilo marcatamente anti-immigrazione deve far riflettere l'intero continente. Perché le regioni più ricche, tolleranti e civili si piegano sempre più al fascino del populismo? Paradossalmente la causa di tutti i mali risiede proprio nel tanto osannato e spesso invidiato sistema di Welfare nordeuropeo. Una diagnosi, lineare ed efficace, l’ha tracciata Jean-Yves Camus sulle pagine di questo stesso giornale. C’è una tipologia di populismo, sostiene il politologo francese, la cui fortuna elettorale è frutto di un ragionamento semplice. Visto che il nostro paese, o la nostra regione, è ricco proteggiamo questa prosperità e riserviamola a beneficio esclusivo degli autoctoni.
Così trionfano i Geert Wilders, l’effervescente tribuno olandese che vorrebbe proibire corano e moschee e, a più di tre mesi dalle elezioni generali, sta facendo pagare a caro prezzo l’appoggio del suo Partito delle Libertà al costituendo esecutivo di centrodestra. Proprio come, in un Belgio già dilaniato dalle tensioni tra nord fiammingo e sud francofono, la destra autonomista e identitaria di Bart De Weaver in pochi anni ha spezzato i tradizionali equilibri politici divenendo la formazione più votata del paese. Per non parlare del Partito del Popolo danese, il quale ha messo a disposizione del governo un capitale politico da 25 seggi parlamentari solo in cambio di quella che a tutti gli effetti è la legge più restrittiva d’Europa in materia di immigrazione. L’ultimo exploit neopopulista potrebbe materializzarsi in Svezia. Dove lo Sverigedemokraterna (il partito dei democratici svedesi), trascorsi neonazisti sublimati in un radicalismo tutto teso al verbo dell’anti-immigrazione, potrebbe sedurre alle elezioni generali di domenica 19 settembre tra il 5 e il 7% dell’elettorato nazionale. Il che non solo gli permetterebbe di entrare per la prima volta in parlamento. Ma, addirittura, facendosi strada il rischio di un pareggio tra i due blocchi rivali di centro-destra e centro-sinistra, gli conferirebbe il ruolo di ago della bilancia, ripetendo uno scenario che nei paesi vicini sembra ormai diventato la norma.
Certamente, geografia a parte, i citati partiti conoscono biografie politiche e piattaforme programmatiche piuttosto eterogenee, quando non conflittuali. Eppure, a guardar bene, ad accomunarli non è solo un’urlata avversione per gli immigrati, e più nello specifico per i musulmani. Ma anche la strenua difesa dei singoli welfare nazionali. Questo binomio di intenti, nel momento in cui le ferite lasciate aperte dalla crisi economica si curano ovunque in Europa sforbiciando la spesa pubblica, comincia a fare breccia, soprattutto in provincia e nelle periferie urbane. Cioè laddove la convivenza con comunità di origini straniere per una molteplicità di fattori, alcuni dei quali fallaci, si fa davvero pesante.

Neopopulismo

Analisi e commenti sui populismi del nuovo tipo.

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