Il mercato dei visti d’oro in Europa

Non ci sono leggi sull'immigrazione che tengano visto che si può ottenere un passaporto europeo pagando. Una pratica, quella dei cosiddetti “golden visas” (visti d’oro), che non riguarda solo il Vecchio Continente. Di certo è che esso, al pari di tanti paradisi fiscali caraibici, ha pensato bene di fare cassa con gli ingressi facili. Un fenomeno, esploso con la crisi del 2008, che ora la Commissione europea, forse tardivamente e con armi spuntate, tenta di frenare. Per la semplice ragione che dietro i sistemi dei “golden visas” spesso si celano forme di riciclaggio di denaro, truffe, evasione e corruzione. Ma come scrive il Financial Times l’esecutivo comunitario per il momento ha scelto di limitarsi a semplici raccomandazioni.

Eppure il “mercato” dei visti nasconde scenari inquietanti . Come ricorda il quotidiano della City l’iniziativa di Bruxelles fa seguito allo scandalo che l’anno scorso ha travolto la Danske Bank. La cui filiale estone è accusata di aver riciclato denaro per 200 miliardi di euro e che vede coinvolti anche familiari del presidente russo Putin. Questo il dato di cronaca più eclatante. Ma Secondo una ricerca del Global Witness and Transparency International i negli ultimi 10 anni, in cambio di sostanziosi investimenti, i partner dell’ UE hanno incassato 25 miliardi di euro circa rilasciando permessi di residenza o addirittura certificati di cittadinanza. Vediamo esattamente come stanno le cose: sono 4 i Paesi che vendono passaporti (Austria, Bulgaria, Cipro, Malta); 13 quelli che offrono permessi di soggiorno a investitori stranieri (Austria, Cipro, Lussemburgo, Malta, Grecia, Lettonia, Portogallo, Spagna, Irlanda, Gran Bretagna, Bulgaria, Paesi Bassi e Francia). Una vera e propria industria della cittadinanza. E gli oligarchi russi e i nuovi ricchi cinesi sono stati i maggiori beneficiari. A buon intenditore poche parole…

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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