Il Muro o la Casa Bianca nel 2020

Più passa il tempo più aumenta per Trump il rischio che il Muro anti clandestini al confine del Messico finisca nel nulla. Ma non c’è dubbio che, comunque vada a finire la vicenda, il braccio di ferro da mesi in atto sulla sua costruzione è destinato a lasciare il segno nella storia politica americana. Non differentemente di come nel recente passato era accaduto, ad esempio, quando Lyndon B. Johnson impose nel 1964 il varo del Civil Rights o Nixon, ad un passo dall’impeachment dopo il Water Gate, si dimise da Presidente nel 1974.

Per la semplice ragione che la questione del Muro sì/Muro no ha ormai assunto i connotati simbolici di uno scontro in piena regola sul modo di essere e di funzionare della democrazia made in US. Che nelle ultime ore ha conosciuto una ulteriore, drammatica accelerazione. Visto che Trump - sfidando la censura votata la scorsa settimana dalla Camera e quella attesa la prossima settimana del Senato grazie alla defezione annunciata da 13 repubblicani - ha invece pensato bene ieri di rincarare ulteriormente la dose. Annunciando di aver iscritto nel budget di spesa 2019 i miliardi necessari alla costruzione del Muro nonostante il no del Parlamento. Violando la regola costituzionale da sempre in vigore secondo la quale: “ il Presidente propone, il Congresso dispone”.

Perché una così evidente forzatura? Al di là del fatto che, data la complicata architettura costituzionale americana, solo la Corte Suprema sarà in grado di stabilire, e ci vorranno mesi, se legittima o meno, quello che più colpisce è l’argomentazione usata a sua giustificazione dal Presidente. La quale, se dovesse prevalere, rischia di stravolgere, più di quanto già fin qui avvenuto, il modo di essere della democrazia rappresentativa del paese a stelle e strisce. Il suo messaggio è semplice: poiché la costruzione del Muro è una promessa fatta agli elettori essa deve essere onorata costi quel che costi. Costringendo alla resa l’ostracismo conservatore dell’establishment politico tradizionale. Che per Trump oltre ai democratici comprende anche alcuni potenti maggiorenti del suo stesso partito da anni seduti in Parlamento. Che, vista la piega che hanno preso le cose, si stanno organizzando per impedire la sua ricandidatura alle prossime elezioni presidenziali del 2020.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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