Il neopopulista rosso che difende l’Europa e salva gli immigrati

Non è vero, grazie a Matteo Renzi,  che il populista (come viene definito con un pizzico di disprezzo chi non prende per oro colato tutte le decisioni di Bruxelles) è automaticamente nemico dell’Europa e, soprattutto, degli immigrati.

E’ questa, forse, la maggiore, ma fino ad oggi trascurata, innovazione politico-culturale alla base della catena di successi mietuti sul campo dal nostro giovane Primo Ministro. Che non solo, come dicono i giocatori del tressette, sparigliando le carte ha fatto cappotto dei suoi avversari di destra e di sinistra. In Italia come all’estero. Ma ha dimostrato che si può modernizzare  l’azione di governo senza ricorrere al vecchio vizio nazionale del trasformismo. Di cui, come sostengono velenosamente molti dei suoi nemici interni, sarebbe figlio il Partito della Nazione da lui propugnato.

Vale forse la pena rammentare loro che l’idea del partito piglia tutto (catch-all Party secondo la celebre definizione coniata nel 1966 dal grande politologo Otto Kirchheimer) oltre a non nascere oggi col trasformismo c’entra poco o nulla. Visto che fu adottata a metà del ‘900 dai grandi partiti di massa con l’obbiettivo di attrarre il massimo numero di elettori e, dunque, di trascendere gli interessi di gruppo al fine di conquistare la fiducia generale. Ma non basta. Non fosse altro perché è proprio grazie a questo modello di agire politico che vengono spuntate le armi ed erosa la rendita di posizione “critica” sfruttata in chiave anti europea ed anti immigrati da Marine Le Pen & Co. Tutto bene, dunque? Vedremo. Di sicuro nell’aria c’è qualcosa di nuovo.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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