Il PD sull’immigrazione cancella Minniti

Per il PD puntare sull’anti-salvinismo per combattere la politica dell’immigrazione di Salvini rischia di essere una trappola mortale. Perchè, come dimostrano le vuote, inconcludenti parole di circostanza pronunciate dalla sua nuova dirigenza di fronte al teatrale salvataggio dei 42 immigrati da parte degli attivisti della Mare Jonio, anziché la mano dura del Ministro degli Interni rischiano di colpire l’intelligenza della pubblica opinione. E soprattutto cancellare dalla sua agenda politica la capacità di governo di questo fenomeno dimostrata a suo tempo, con alti e bassi, ma con successo da Marco Minniti.

E’ infatti singolare che il maggior partito di opposizione abbia col silenzio date per buone le argomentazioni sulla non democraticità delle istituzioni libiche addotte dalla ONG di Beppe Caccia per giustificare il rifiuto di riportare da dove erano partiti i naufraghi. Visto che con esse un suo autorevole esponente, al tempo Ministro degli Interni, ha lungamente trattato e fortemente incoraggiato a riorganizzarsi. Fino a convincerle ad accettare l’ingresso sul loro territorio di osservatori ed operatori dell’ONU e dell’OIM. Ma soprattutto non si può far finta di continuare a non vedere ciò che a molti osservatori imparziali ormai appare chiaro. E cioè che il doveroso obbligo imposto dalle convenzioni internazionali che regolano il salvataggio in mare non può essere usato fraudolentemente da chi decide deliberatamente di naufragare per immigrare.

Non dire la verità per timore di essere accumunati al “nemico” è una tabe intellettuale dell’estremismo politico da cui credevamo che la sinistra si fosse da tempo immunizzata. Tanto più in una materia delicata ed esplosiva quale da sempre è quella dell’immigrazione. Una domanda per concludere: alle prossime elezioni di maggio il PD ritiene forse possibile riguadagnare l’opinione pubblica di cui tanto abbisogna la causa europeista facendo lo “gnorri” sull’immigrazione?