Il piano May contro gli immigrati, italiani compresi

Mentre l’Italia si divide sulla concessione della cittadinanza ai figli degli immigrati, l’Inghilterra, invece, pensa di usare le forbici. Anche con gli emigrati italiani. E’ questo il salatissimo prezzo che la perfida Albione, dopo Brexit, punta a far pagare ai nostri connazionali e ai tanti cittadini UE residenti Oltremanica. La scottante rivelazione arriva oggi dalle colonne del Financial Times che ha anticipato e pubblicato in esclusiva, stralci del dossier top secret con le condizioni per il “divorzio” che Theresa May presenterà la settimana prossima a Bruxelles.

Se le cose stanno come sostiene il quotidiano della City, per gli europei che vivono e lavorano nell’impero di Sua Maestà i guai sono dietro l’angolo. Pare, infatti, che la Premier inglese, per quanto azzoppata dalle recenti elezioni che hanno premiato le forze anti-Brexit, non sia disposta, almeno su questo punto, ad ammorbidire le sue posizioni. Tant’è che, contrariamente a quanto richiesto dagli ambasciatori UE, ha messo nero su bianco la richiesta che l’ingresso e soggiorno degli immigrati comunitari nel Regno Unito non sia più, come accade fino a oggi, materia di competenza europea ma esclusivamente nazionale. Uno scontro che, al di là dei suoi esiti, avrà certamente la conclusione di relegare in una sorta di odioso limbo burocratico almeno tre categorie di italiani d’Oltremanica.

La prima è quella degli under five years. Parliamo di chi non ha ancora ottenuto la cittadinanza inglese perché risiede nel paese da meno di 5 anni che secondo il diritto comunitario è conditio sine qua non per richiederla. Quando scatterà l’ora X e il Regno Unito sarà ufficialmente fuori dall’UE, quale sarà la loro sorte? La conta del loro tempo di residenza verrà azzerata per ripartire dal primo anno dell’era post-Brexit oppure rimarrà invariata ma cambieranno le condizioni per ottenere lo status civitatis?

La seconda è quella degli studenti. Lo straniero europeo che decide di studiare Oltremanica, ottenuto il diploma, la laurea o un master, può automaticamente provare a inserirsi nel mondo del lavoro. Nell’era post-Brexit potrebbe, invece, essere trattato come accade attualmente agli studenti extra-UE. Che una volta concluso il ciclo di studi prima di essere autorizzati a cercare un’occupazione sul territorio britannico, devono lasciare il paese, chiedere un permesso di lavoro e solo dopo averlo ottenuto ritornare nel Regno di Sua Maestà.

La terza è quella dei disoccupati. Sulla base di una prassi consolidata, fino a oggi, a differenza degli extra-UE, gli europei senza o in cerca di lavoro anche quando sforano il limite (3/6 mesi)  entro il quale, se non trovano occupazione, devono lasciare il paese, non vengono mai rimpatriati.  Un trattamento di favore destinato a essere superato nel futuro prossimo venturo.

Tempi duri, dunque, per i nostri Italians. Che, però, possono sempre contare sulla forza del mercato. Visto che di fronte a cotanti lacci e lacciuoli alle frontiere, c'è da scommettere su una levata di scudi degli imprenditori d'Oltremanica. Non tanto preoccupati dalle sorti dei nuovi arrivati, ma dal rischio che le loro aziende non possano facilmente attingere al bacino di manodopera immigrata di cui hanno bisogno.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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