Il problema di Trump è il suo ego

La rielezione di Trump è diventata una strada in discesa? Per come si sono messe le cose verrebbe da rispondere di sì. Soprattutto dopo il doppio successo politico dello scorso fine settimana che lo ha visto uscire vittorioso da mesi di durissimo braccio di ferro con l’opposizione su le due più delicate e discusse questioni della sua presidenza: la costruzione del Muro e i respingimenti dei richiedenti asilo alla frontiera meridionale del Paese.

Per quanto riguarda la prima, infatti, la Corte Suprema, con un verdetto 5 a 4, ha dichiarato legittimo l’uso, da lui invocato ma dal Congresso negato, di 2,5 miliardi di dollari del Pentagono per la costruzione di una nuova barriera anti clandestini lunga 100miglia alla frontiera con il Messico.

La seconda, ancora più rilevante, riguarda il documento concordato con il ministro degli interni del Guatemala in base al quale gli immigrati dell’Honduras e del San Salvador che attraversano il paese centro americano con l’obbiettivo di chiedere asilo negli USA dovranno farlo “restando in loco” e non più, come in passato, sul suolo statunitense.

Una decisione che sommata a quella “estorta” al Messico con la minaccia dell’imposizione di pesanti dazi al suo export verso il possente partner nord americano di fatto blindano il confine yankee dalle carovane di profughi che negli ultimi anni avevano preso il posto dell’immigrazione clandestina tradizionale. Un quadro in base al quale anche chi non è un fan di Trump avrebbe difficoltà a negare che il vento spiri sempre più decisamente dalla sua parte. Ma c’è un ma.

Rappresentato dalla frenesia del Nostro di segnare continuamente punti a suo vantaggio. Con il rischio di esagerare. Come è accaduto sabato scorso quando a Baltimora arringando una folla di fan scatenati ha bollato il quartiere che da anni elegge a suo rappresentante il democratico Elijah .E. Cummings “disgusting rat and rodent infested mess”. Una frase non solo inopportuna ma sbagliata. Perché una cosa è dare coraggio alla propria base un’altra dimenticare che mancando alle elezioni ancor 16 mesi a forza di tirarla la corda si spezza. Ed in politica quando avviene non c’è più modo di recuperare.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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