Il pugno duro con gli immigrati fa parte della storia Usa

Tra le molte ed in alcuni casi legittime ragioni per criticare la politica dell’immigrazione di Trump quella di condannarla perché estranea alla storia americana è sicuramente la meno convincente. Non solo perché se così fosse risulta davvero difficile spiegare perché, stando ai sondaggi, anche dopo l’incresciosa, deprecabile invettiva contro le 4 parlamentari democratiche di origine immigrata, l’indice di gradimento del Presidente tra i repubblicani si sia confermato addirittura superiore a quelli di Ronald Reagan con “morning in America” o di George W. Bush subito dopo l’attentato dell’11 settembre 2001 contro le Torri Gemelle di New York. Ma, soprattutto, capire le ragioni in primis culturali della vasta presa che essa esercita in molti settori sociali ed aree geografiche pur tra loro assai differenti del gigantesco continente americano.

La verità è che la questione dell’immigrazione e, con essa, quella dell’americanità, ossia dell’appartenenza al popolo americano, non sono nate con Trump. Ma hanno segnato, a fondo, molto a fondo, raggiungendo spesso livelli di durezza altrove sconosciuti, la storia dell’America fin dalla sua nascita. La prima legge sull’immigrazione, infatti, emanata nel 1790 consentiva l’acquisizione della cittadinanza USA solo agli immigrati bianchi. Per i neri si dovette attendere la ratifica costituzionale dell’emendamento 14 nel 1868, altri 30 anni per darla a quelli di origine cinese e per i nativi delle tribù indiane addirittura il varo dell’Indian Citizenship Act nel 1924. Ma non bastano queste semplici ma significative date per dimostrare che non ha senso dire che la “selective citizenship” proposta da Trump è estranea alla storia americana. Che infatti porta in sè il segno indelebile ed incancellabile dell’azione di Andriew Jackson. Presidente dal 1829 al 1837 duro, impulsivo fino alla brutalità, considerato un corpo estraneo dall’establishment dell’epoca ma amatissimo dai piccoli farmers dello sterminato midwest statunitense. A favore dei quali pensò bene di requisire i territori degli indiani ad Est del fiume Mississipi costringendoli ad un trasferimento talmente forzato da rimanere nella loro memoria come “il sentiero delle lacrime”.

Secondo Wikipedia la presidenza di Jackson (noi ci permettiamo di aggiungere prima di quella di Trump) rimane la più difficile da riassumere, spiegare e valutare. Per il biografo James Parton “era ad un tempo dittatore e democratico, un genio naturale seppur profondamente ignorante, la rappresentazione di Satana ma anche quella di un Santo”. E, dulcis in fundo, tra il 1948 ed il 2009 su 13 sondaggi di opinione condotti tra storici ed esperti di scienze politiche Jackson si è sempre classificato tra i primi 10 presidenti di tutti i tempi, o molto vicino ad essi.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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