Il silenzio di Biden

Si può battere Trump restando in silenzio? E’ questa l’inquieta domanda che agita le acque dei democratici Usa a causa dell’ostinato silenzio in cui sembra piombato Joe Biden. Che dal momento in cui è stato indicato dalle primarie dell’asinello come il candidato in pectore del partito alle elezioni presidenziali del prossimo novembre è come scomparso dalla scena pubblica. Richiuso e senza fiatare ormai da settimane tra le mura della casa di famiglia. In attesa, forse, che l’insoddisfacente gestione di Trump del cataclisma innescato dalla pandemia sanitaria gli consenta di ridiscendere in campo e battere un avversario pesantemente indebolito dai suoi errori. Una sorta di strategia wait and see che oltre ai pro presenta però anche non pochi contro. Soprattutto perché la sua candidatura, nonostante i chiari segnali di favore da parte della pubblica opinione, appare tutt’ora priva della forza narrativa richiesta dal tipo di posta in gioco. Che oltre alla cocciuta, indomita resilienza politica dell’attuale inquilino della Casa Bianca, impone all’ex vice di Obama di riuscire a superare l’ostilità mai nascosta nei suoi confronti dell’ala di sinistra del partito che per mesi aveva sperato di riuscire a nominare come front runner l’ultra radicale Benny Sanders.

Un’impresa non da poco visto che nel 2016 questa sinistra non votando per ostilità la “centrista” Clinton consentì a Trump di passare in distretti elettorali dove, altrimenti, non avrebbe mai potuto vincere.

La situazione di quello che per tutti è ormai Joe già non facile negli ultimi giorni si è, se così si può dire, ulteriormente complicata. Per due ragioni.

La prima legata alla denuncia da parte di una sua ex collaboratrice del Senato, Tara Reade, di molestie sessuali subite nel 1993. La cui smentita da parte dall’accusato (I’m saying unequivocally it never, never, happened) non ha avuto la forza necessaria per convincere dell’innocenza due segmenti dell’elettorato potenzialmente a lui più favorevoli: quello femminile e quello più istruito. I cui dubbi e sospetti sono stati immediatamente registrati dall’abbassamento dell’indice di gradimento nei suoi confronti.

La seconda, ancor più preoccupante, riguarda due pezzi forti dell’elettorato democratico: gli afro-americani e le minoranze immigrate. Che tramortiti dal Covid19 più di altri settori della popolazione americana è probabile, salvo miracoli, che a novembre prossimo più che andare alle urne penseranno a come curare le tante ferite, materiali ed esistenziali, subite.