L’esperto USA spiega perché è ok l’accordo UE-Turchia sui rifugiati

L’accordo Ue-Turchia è un modello di riferimento per fronteggiare l'emergenza profughi. Ne è convinto Michael S. Teitelbaum, editorialista di Foreign Affairs, ricercatore dell’Harvard Law School e già vice-presidente della Commissione parlamentare  per la riforma dell’immigrazione americana.

D. Sull’ultimo numero di  Foreign Affairs lei ha sostenuto che lo strumento più efficace per fronteggiare l’emergenza profughi sono i cosiddetti offshore processing come quello siglato tra UE e Turchia. Può spiegare perché?

R. In linea di principio l’offshore processing permette ai profughi di chiedere asilo in uno stato Terzo vicino a quello d’origine e con regole chiare. Questa procedura ha due vantaggi:

Il primo, riduce il rischio che chi scappa da guerre e persecuzioni, per raggiungere paesi sicuri ma lontani dalla madrepatria dove poter chiedere asilo sia costretto a mettersi nelle mani dei trafficanti.

Il secondo, rende più realistica  l’ipotesi di un  ritorno in patria nel momento in cui  vengono meno le ragioni della fuga. Cosa che rappresenta  la conclusione ideale di una crisi umanitaria.

Va detto però che qualsiasi tipo di offshore processing per funzionare deve essere architettato e organizzato senza lasciare nulla al caso. In particolare per quanto riguarda tre aspetti:

1) il paese ospitante, confinante o  limitrofo a quello di partenza, deve garantire ai richiedenti asilo una protezione certa nei confronti di coloro (militari, paramilitari, servizi segreti, criminali, etc.) che ne minacciano l’incolumità e la libertà;

2) nell’arco di tempo richiesto per il vaglio della domanda d’asilo, ai richiedenti devono essere assicurati standard di vita dignitosi ma dello stesso livello di quelli goduti nel paese di origine. Questo è un aspetto importante del problema. Poichè nella maggior parte dei casi i profughi arrivano da nazioni più povere di quelle che li accolgono, garantire loro condizioni di vita più elevati rispetto a quelli goduti a casa loro, finirebbe per funzionare come una pericolosa calamita per tanti possibili immigrati economici “travestiti” da richiedenti asilo;

3) il paese ospitante deve essere in grado di rispondere in modo equo e veloce anche ad un alto numero di richieste d’asilo. Questo è fondamentale per evitare ai profughi attese eccessivamente lunghe e l’accumulo di troppi dossier da processare. Così come si fa nel caso di catastrofi naturali, anche per quelle umanitarie la risposta deve essere non solo efficace ma veloce. Ed i funzionari preposti alla selezione delle domande, oltre che in numero necessario, debbono avere skill professionali adeguati e disporre della più moderna tecnologia  hi-tech per verificare la validità dei documenti, della nazionalità e dell’identità del richiedente così come le informazioni sul quadro geopolitico del loro paese di origine.

Da sottolineare che lo speciale di offshore processing alla base dell’accordo UE-Turchia, oltre ad un certo numero di visti Schengen agevolati per cittadini turchi e  €6 miliardi al governo di Ankara per l’accoglienza e l’assistenza dei rifugiati siriani, prevede l’impegno dell’Europa ad accogliere un rifugiato siriano, regolarmente presente nei campi profughi turchi, per ogni migrante illegale respinto dalla Grecia in Turchia.

D. Quali possono essere le soluzioni per snellire il vaglio delle domande d’asilo?

R. Se il processo di valutazione delle domande di asilo è rapido e imparziale è già una garanzia per coloro che meritano la protezione umanitaria. È importantissmo evitare che le norme e le procedure contengano disposizioni o cavilli giuridici che possono essere utilizzati per ritardare le decisioni delle autorità competenti o per ostacolarne, in caso di diniego, l’esecuzione.

D. Cosa pensa della proposta avanzata anni fa dal Prof. James Hathaway di istituire zone/porti franchi, quanto più vicini possibili alle aree di crisi umanitarie, per vagliare le domande di asilo e da lì ridistribuire su scala internazionale gli aventi diritto allo status di rifugiato?

R. La condivido. Naturalmente è fondamentale assistere ed aiutare gli stati che  ospitano questi speciali centri/porti franchi. Così come, per le stesse ragioni illustrate in precedenza, è cruciale che al loro interno siano gantire l’incolumità e la sicurezza dei profughi. Last but not least: per l’operatività del “modello  Hathaway” è fondamentale l’esistenza di un accordo tra governi che consenta, annualmente, la redistribuzione, per quote, di coloro ai quali viene concesso lo status di rifugiato. Ed il trasferimento dal paese che ha valutato la domanda a quello d’accoglienza del rifugiato deve avvenire nel rispetto di regole chiare e precise per evitare le interferenze, sempre in agguato, dei trafficanti.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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