Immigrazione: così è se vi pare

Chiarire le ragioni per le quali l’immigrazione è il cavallo di battaglia della destra populista e perché su di essa, senza capirsi, gli studiosi continuano ad accapigliarsi, è difficile ma non impossibile. Basta, ad esempio, mettere a confronto le deduzioni che il  Mckinsey Global Institute (MGI) trae dalla ricerca “People On The Move: global migration’s impact and opportunity”, e quelle pubblicate  pochi giorni fa dal Los Angeles Times, dopo una corposa indagine sugli addetti del settore dell’edilizia in California, con il titolo “Immigrants flooded California construction. Worker pay sank, here’s why”.

Partiamo dal MGI secondo cui l’immigrazione oltre ad un enorme valore aggiunto per l’economia (solo nel 2015 i miliardi di dollari sono stati: 2000 negli Usa, 550 in Germania, 390 in Inghilterra e 330  in Australia), è motrice di innovazione tecnologica ed imprenditoriale, frena l’invecchiamento demografico nei paesi avanzati e, qui il punto, non ha nessuna delle caratteristiche negative che normalmente le si addossano. Perché non toglie lavoro ai nazionali, non ne causa la riduzione dei salari  e, nel medio periodo, dà più di quanto prende dalla spesa pubblica. Una vera e propria manna al punto che, sempre secondo Mckinsey, se nei paesi industrializzati si riuscisse a ridurre solo del  5/10% il gap salariale che penalizza gli immigrati rispetto ai locali l’economia ne guadagnerebbe tra gli 800 e i 1000 miliardi.

Un quadro totalmente diverso quello fatto dal Los Angeles Times. Un quotidiano, è bene ricordarlo, che sulla materia si è schierato contro l’oltranzismo di Trump e le sue minacce a San Francisco, in gergo definita “santuario”, perché non consente ai federali di arrestare gli immigrati clandestini. Ebbene dalla inchiesta cosa emerge? Semplicemente che gli immigrati hanno scalzato i lavoratori americani del settore delle costruzioni. Più o meno come nell’agricoltura del passato avevano fatto i trattori con i cavalli. Inoltre: a) i salari degli edili sono oggi inferiori del 5% rispetto a quelli di 50 anni fa; b) sul totale degli addetti i “non nativi”  sono saliti dal 13% a quasi il 50%; c) la sindacalizzazione, un tempo totale, è crollata al punto che solo 1 addetto su 10 ha la tessera delle union. Un altro mondo rispetto a quello rose e fiori di Mckinsey. La verità è che l’immigrazione essendo un fenomeno di modernizzazione economico-sociale produce certo innovazione e maggiore produttività ma, anche, pesanti costi e molti problemi. Di qui il consiglio a non prendere solo la parte mezza piena del bicchiere per lasciare quella mezza vuota agli altri.      

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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