Immigrazione e corruzione

Per una nazione l’immigrazione funziona come una cartina di tornasole. Perché ne rafforza le virtù oppure, come nel caso dell’Italia, ne aggrava i vizi. Come, purtroppo, conferma l’ondata di arresti scattata ieri a Roma di tanti funzionari corrotti preposti alla sua gestione. Una verità, nel nostro caso, resa ancor più grave dall'inquietante, perverso legame tra immigrazione e corruzione tipico dei paesi più arretrati e corrotti del Terzo Mondo. Che, non a caso, sono anche quelli da cui, chi può, cerca di fuggire. E dove nessuno si sogna di andare a vivere.

Tutte le ricerche internazionali erano, almeno fino a ieri, concordi sull'esistenza di un rapporto di causa ed effetto tra elevata corruzione ed alta emigrazione e, all'opposto, tra forte immigrazione e bassa corruzione.

Source: Migration Policy Institute

Una regola che, però, da noi non sembra funzionare. Perché? Per la semplice ragione che nel nostro paese, a differenza di tutte le altre grandi democrazie industriali, l’immigrazione è stata vissuta come una emergenza continua e governata con una sanatoria dopo l’altra. Con l’annesso corollario, ben sfruttato dai più rapaci, di interventi finanziati in deroga e in nome dell’urgenza. Un circolo vizioso di sistema che spiega la facilità con cui la politica si è piegata alla trasversalità “senza colore” del sottogoverno criminale.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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