Immigrazione e globalizzazione divorziano per colpa del Covid-19

Immigrazione e globalizzazione rischiano il divorzio a causa del Covid19. Visto che la crisi economica prodotta dalla pandemia è destinata a mettere fine alle ragioni del loro ultradecennale e, tutto sommato fortunato menage. Basato sulla “esportazione” delle produzioni a minor valore aggiunto dai paesi più industrializzati verso quelli con regimi salariali più bassi. E, di converso, con “l’importazione” dai secondi ai primi di lavoratori poco qualificati, molto disponibili e a basso costo. Introvabili, per ragioni che analizzeremo in un articolo a parte, ma richiesti come il pane dalla gigantesca macchina economica dei servizi sia pubblici che privati. Concentrati nel vero cuore pulsante della moderna produzione high tech: le cosiddette smart cities.

Le potenti, politicamente ed economicamente aree urbane che da Los Angeles a New York, via Milano e Francoforte hanno fatto il bello ed il cattivo tempo della globalizzazione del XXI secolo. Che per rispondere alla richiesta di “accudimento” ( hotel, abbigliamento prete-à-porter, stirerie, palestre, ristoranti, centri yoga etc) dei super e strapagati professionisti della finanza, dell’informazione e della moda hanno ingoiato nei meandri del loro mercato del lavoro, come se nulla fosse, migliaia, milioni di stranieri. Ma su questo meccanismo di scambio, asimmetrico ma conveniente, tra Nord e Sud del Pianeta il coronavirus è piombato come l’Angelo della Morte.

Negli Usa, ad esempio, spiegava un reportage del Washington Post dell’ 8 maggio, i danni sofferti dall’occupazione nel solo mese di aprile scorso sono stati doppi rispetto a quelli della grande crisi del 2007/9. Facendo schizzare il tasso di disoccupazione dal 3,5% pre-pandemia al 14,7 di oggi. Un dato spaventoso che peggiora se disaggregato in base alle categorie etniche dei senza lavoro: 18,9% ispanici; 16,7% afro-americani; 14,5% asiatici; 14,2 bianchi. Ma se, come dice il quotidiano di Washington, “low-wages workers are experencing their own Great Depression” crediamo veramente che qualcuno, per quanto male in arnese, penserà di lasciare casa per emigrare dove non c’è più lavoro. Rischiando di entrare in rotta di collisione con i tanti che hanno perduto il pane che avevano?

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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