Immigrazione: ora i giudici attaccano Biden

Sull’immigrazione si riaccende negli USA lo scontro tra Casa Bianca e magistratura. Ma a parti invertite rispetto al recente passato. Visto che oggi ad invocare l’intervento dei giudici è la destra anziché, come negli anni della presidenza Trump, le organizzazioni pro immigrati. Infatti il giudice federale del Texas Drew Tipton , accogliendo il ricorso dell’attorney generale dello stato Ken Paxton, super falco e trumpiano di ferro, contro la sospensione delle espulsioni dei clandestini ordinata da Joe Biden al momento dell’insediamento presidenziale, ha infatti imposto all’amministrazione democratica una moratoria di 14 giorni all’esecutività del provvedimento. Tempo a suo giudizio congruo per consentire sia agli uffici legali di Washington che a quelli del Texas di predisporre la documentazione da lui ritenuta necessaria per decidere sulla questione in via definitiva.

Una vicenda che al netto di quelle che ne saranno le conclusioni obbliga a riflettere. Non solo perché conferma, gelando le speranze di molti, che sull’immigrazione non basta l’uscita di scena Trump per calmare le acque. Ma soprattutto di quanto errato sia leggere il braccio di ferro sull’immigrazione tra politica e magistratura con l’ottica di quello che in gergo viene definito “il doppio pesismo”. Se i togati bloccano Trump va bene, ma se gli stessi bloccano i democratici no.

Una logica non solo sbagliata ma pericolosamente perversa che non a caso ha spinto molti a collegare perfidamente la sentenza del giudice texano alla nomina a suo tempo voluta da Trump. Replicando così, a parte invertite, gli stessi velenosi sospetti lanciati a ripetizione dai tweet del magnate newyorkese contro gli invadenti togati rossi nominati da Obama. Un circolo vizioso che danneggia oltre misura il governo dell’immigrazione. Che oggi come non mai richiede, per essere esercitato anziché perennemente revocato, una nuova definizione dei ruoli e dei compiti della politica da un lato e della magistratura dall’altro.