Immigrazione Usa, scontro senza fine

Trump e i giudici americani tornano ai ferri corti sull’immigrazione. Venerdì scorso, infatti, tre sentenze emesse una dopo l’altra dalle corti statali di New York, California e Washington hanno posto fine ad una tregua che durava da luglio scorso. Quando la Corte Suprema -respingendo le pregiudiziali di costituzionalità sollevate dai magistrati di numerosi tribunali- aveva dato ragione al Presidente. Ritenendo legittima la sua decisione di utilizzare per la costruzione del Muro risorse altrimenti stanziate dal bilancio federale. Ma l’armistizio tra Esecutivo e Magistratura non ha retto. Di fronte alla decisione annunciata dalla Casa Bianca di legare la concessione dei permessi di ingresso e soggiorno degli immigrati alla cosiddetta public charge rule. Con l’obbiettivo di ridurre il numero di coloro che poveri o fisicamente incapaci vivono di sussidi pubblici.

Una modifica normativa che sarebbe dovuta entrare in vigore già ieri, martedì 15 ottobre. Ma che i magistrati hanno invece bloccato ritenendola pericolosamente discriminatoria. In particolare nei confronti dei futuri immigrati provenienti dalle aree più povere del Pianeta. Le cui domande di ingresso negli USA, in base ai nuovi criteri proposti, sarebbero state ingiustamente penalizzate rispetto a quelle dei concorrenti delle nazioni più sviluppate.

Un meccanismo che a loro parere avrebbe, alla lunga, modificato negativamente la composizione etnico-classista dell’immigrazione made in US. Riportandola a quella ante 1965 quando l’Immigration and Nationality Act aveva abolito il vecchio sistema delle quote basate sulla razza. Obiezioni che gli uomini del Presidente, ben lontani dal volersi arrendere, hanno respinto al mittente. Facendo notare, con un pizzico di malizia, che gli autori delle sentenze sono magistrati filo democratici nominati, vedi il caso, uno da Clinton e gli altri due da Obama. E, soprattutto, che l’adozione della public charge rule non è una invenzione estemporanea. Ma parte di quella riforma dell’immigrazione auspicata da Trump nel suo primo Discorso alla Nazione da Presidente. Fin qui i fatti. Per la soluzione bisognerà attendere la Corte Suprema. Oppure la decisione degli elettori che nel 2020 saranno chiamati alle urne per confermare o cambiare l’inquilino della Casa Bianca .

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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