Incubo Brexit per gli immigrati UE a Londra

Should I stay or should I go? Quesito amletico che dal giugno 2016 quando la Gran Bretagna disse Sì a Brexit rovina il sonno dei 3,5 milioni di europei che vi risiedono.

Per questo esercito di stranieri se lasciare il Regno di Sua Maestà significa azzerare anni e anni di sacrifici riuscire a restarvi si sta trasformando in un’impresa d’inferno. Perché un minuto dopo l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione, con il principio della libera circolazione decadrà anche il loro status di soggiornanti regolari. Al punto da essere considerati dei veri e propri immigrati illegali.

Per scongiurare questo catastrofico scenario, che causerebbe una colossale crisi migratoria, il governo inglese ha approvato il cosiddetto EU Settlement Scheme. Una sorta di sanatoria che consentirebbe ai lavoratori UE di avere in mano un regolare permesso di soggiorno prima dell’ora X quando entrerà in vigore il distacco dall’Unione Europea. Un’idea in via di principio buona ma che all’atto pratico, come spiega la puntuale inchiesta di Yasmeen Serhan su The Atlantic, fa acqua da tutte le parti. Vediamo di capire perché.

Partiamo dall’aleatorietà dei tempi di applicazione. La sanatoria, infatti, è aperta ma non è certa quale sarà la sua data di chiusura: giugno 2021 se il divorzio dall’UE è concordato, oppure dicembre 2020 nel caso di una rottura traumatica delle trattative ed un’uscita no deal. Nel dubbio, migliaia di cittadini europei si sono affrettati a formalizzare la domanda di regolarizzazione mettendo in ginocchio la burocrazia inglese.

Alle denunce di disservizi di ogni genere e tipo, Downing Street ha risposto di avere semplificato l’iter con un’app che pur costata ben 175 milioni di sterline funziona poco e male. Innanzitutto perché la versione mobile è utilizzabile solo su dispositivi Android più recenti. Mentre più della metà della popolazione utilizza smartphone con sistemi operativi diversi. E molti europei, nonostante il tesoro inglese incassi regolarmente le loro tasse, per il solo fatto di non possedere un telefonino Android o la necessaria dimestichezza con la sua tecnologia, rischiano giuridicamente di finire nel limbo. Secondo il think-tank British Future un terzo dei 3,5 milioni di europei che vive nel Regno Unito, in particolare anziani e persone con scarse conoscenze di inglese e informatica, potrebbe non riuscire a compilare la domanda. Ma c’è di più. Perché anche chi riesce a compilarla può inciampare nei cavilli della disastrosa burocrazia della Perfida Albione. Tra le varie condizioni richieste per ottenere un permesso di soggiorno permanente c’è, ad esempio, anche quella di dimostrare di risiedere nel Regno da almeno 5 anni in modo continuativo. Provarlo è impresa ardua persino per i the best and brighetest con le carte in super regola.

Come dimostra il caso a dir poco clamoroso dello chef stellato di origine polacca Damian Wawrziniak. Residente da 15 anni in Gran Bretagna, stranoto al grande pubblico, cuoco ufficiale alle Olimpiadi di Londra 2012, ed in grado di vantare tra i suoi clienti persino la famiglia reale, si è visto negare, per una colpevole sciatteria burocratica la sua domanda di regolarizzazione. Cosa che oltre alla sua giusta indignazione ha scatenato un putiferio sui social network (ha migliaia di follower). Obbligando l’Immigration britannica a tornare sui suoi passi, riconoscere di aver sbagliato e concedergli in quattro e quattr’otto il visto di cui aveva pieno diritto.

Ma come sarebbe andata questa disavventura a lieto fine se il mal capitato, anziché uno straniero di successo, fosse stato un semplice, anonimo lavoratore? Viene da pensare che Oltremanica il rischio di un nuovo caso Windrush si faccia sempre più concreto. All’epoca a farne le spese furono gli immigrati caraibici. Oggi quelli europei.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

Iscriviti alla newsletter: