Induriscono Schengen ma aprono all’immigrazione economica

In Europa sull’immigrazione si respira un’aria nuova. Leggendo il documento varato ieri dalla Commissione Europea scopriamo che, per la prima volta dopo molti anni, non si limita a mettere una pezza, spesso in ritardo, sull’emergenza del momento. Ma guarda avanti con un programma di ampie vedute, riassumibile in cinque punti.

1) Aprire canali legali per l’ingresso degli immigrati economici provenienti da quei paesi che si sono dimostrati disponibili ad accettare il rimpatrio dei loro cittadini entrati illegalmente nell’UE. Questa è in assoluto la grande novità che arriva dall’esecutivo UE. Che fino a oggi si era, invece, preoccupato per lo più di proporre norme e strumenti securitari contro i flussi illegali.

2) Sperimentare, in collaborazione con sponsor privati e società civile, canali legali per l’ingresso dei rifugiati. È previsto, entro il 2019, uno stanziamento comunitario di mezzo miliardo di euro per selezionarli nei paesi di origine, in collaborazione con l’UNHCR, e ridistribuirli in quelli europei.

3) Garantire solidarietà agli stati più esposti alla pressione migratoria. L’obbligo di ridistribuire nel resto dell’UE i 160.000 rifugiati arrivati in Grecia e Italia è decaduto lo scorso 26 settembre con un numero di trasferimenti magrissimo, inferiore ai 30.000. Per queste ragioni la Commissione chiede di riformare il regolamento di Dublino che con il vincolo imposto ai profughi di fare domanda di asilo nello stato di primo approdo ha scaricato il peso dell’emergenza umanitaria su quelli dell’Europa mediterranea. E, nell’attesa, sostiene e incentiva i paesi che, su base volontaria, decidono di condividere con Roma e Atene l’onere di accogliere chi è in fuga da guerre e persecuzioni.

4) Migliorare e rafforzare la capacità degli Stati di rimpatriare gli immigrati illegali. Visto che quasi il 70%, con il foglio di via in tasca, soggiorna clandestinamente nell’UE.

5) Sostenere e incoraggiare investimenti e sviluppo in Africa.

Il documento di Bruxelles non sarà, forse, una rivoluzione. Ma, di certo, è un salto di qualità. Si passa dall’emergenza alla governance dei flussi migratori. Si prende atto che quello che accade nel Mediterraneo dalla Primavera Araba del 2011 non è una parentesi. Ma l’inizio di un complesso di sfide che il continente africano in pieno boom demografico pone al Vecchio Continente.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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