Johnson scivola sull’immigrazione dei cervelli

L’estro di Boris Johnson sprofonda nelle sabbie mobili dell’immigrazione. Perché il super piano sulla futura immigrazione nell’Inghilterra di Brexit da lui appena reso noto ha tutta l’aria di un déjà vu. Una mezza stonatura nella storia politica di uomo che, nel bene o nel male, si è fatto largo spiazzando e stupendo la vecchia classe dirigente.

In questo caso, invece, quello da lui dato alle stampe più che ad un piano dell’immigrazione del nuovo tipo ricorda molto da vicino il classico ma consumato wishful thinking di cui è lastricato il mondo dei governanti del Pianeta: rifiutare gli immigrati peggiori ed accaparrarsi quelli migliori. Nel caso in questione stabilendo che dal 2021 i visti di ingresso per lavoro Oltremanica saranno legati ad un sistema a punti che premia gli immigrati English fluently, con elevati livelli di istruzione, formazione e specializzazione. E penalizza quelli di bassa manovalanza. Insomma, sì a ingegneri, medici e accademici, no a idraulici, operai e giovani camerieri che non spiccicano se non poche parole di inglese. È questa secondo il nuovo inquilino di Downing Street la via maestra per trasformare la Gran Bretagna in una sorta di Paradiso in terra dove l’immigrazione sarà composta solo e soltanto da cervelli. Mentre per quanto riguarda quella delle braccia, questo il Johnson-pensiero, Albione ne potrà finalmente fare a meno. Come? Sostituendola con la robotica ed aumentando i salari per i lavori più umili e meno qualificati. Una mossa che convincerà i disoccupati autoctoni ad accettare occupazioni fino a oggi rifiutate e appaltate alla forza lavoro immigrata.

Non sappiamo quale sarà la reazione di Bojo al risveglio da questo sogno che lo accomuna a una sfilza di suoi illustri predecessori (De Gaulle in primis). È comunque certo che a scuoterlo sarà Sua Maestà il Mercato. Non è un caso, infatti, che a meno di ventiquattrore dal suo annuncio la Confindustria britannica ha fatto trapelare anche se con discrezione non poca irritazione. Perché oltre che di talenti i suoi aderenti hanno una grande fame di braccia straniere a basso costo. Soprattutto in settori come la sanità, l’assistenza alla persona, l’edilizia, l’agricoltura, il turismo e la ristorazione. Che richiedono forza lavoro just in time, che non rispetta i diktat della politica ma quelli della domanda e dell’offerta. Questo significa che per ottenere ciò di cui abbisogna il mondo del business presto o tardi sarà costretto a rivolgersi al mercato nero dell’immigrazione. Con l’unico risultato che domani, diversamente dal passato, il pericoloso spettro dell’idraulico polacco entrerà non più dalla porta ma dalla finestra.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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