La brutta figura dell’Immigration svedese

La Svezia fa dietrofront sull’espulsione di un piccolo immigrato di 6 anni. Una vicenda che ha fortemente indignato l’opinione pubblica e messo sotto accusa la cecità burocratica del Migrationsverket (l’Ufficio immigrazione svedese). La storia ricostruita dal quotidiano The Local [1] ha avuto inizio nell'ottobre 2018 quando al bambino, rimasto orfano di madre, era stato ingiunto di lasciare il Paese, anche se frequentava regolarmente la scuola e viveva con i nonni materni, che nel frattempo avevano iniziato l’iter per la sua adozione. Nonostante la precedente rinuncia delle sua custodia da parte del padre, ragione per la quale rischiava di finire in un orfanotrofio. Fin qui la cronaca. A scatenare l’opinione pubblica è stata, dietro la pretesa infondata di favorire il ricongiungimento con i familiari più prossimi, l’errata interpretazione della Convenzione sui diritti del fanciullo. Una vicenda complessa sbloccata da un tribunale svedese che ha, infine, affidato la custodia del bambino al nonno materno in quanto cittadino EES, equiparabile agli stranieri con passaporto Ue.