La cittadinanza in Francia (1)

La disciplina legislativa francese sulla cittadinanza è dettata dal Codice civile e dall'ordinanza n.45-2658 del novembre 1945, modificata a più riprese, da ultimo nel 2006. Un ordinamento che, in origine, basava l'acquisizione dello status civitatis su una concezione estrema dello jus soli. Ammorbidita, a partire dagli '90 del Novecento, da una serie di interventi di legge caratterizzati da tratti di notevole convergenza con il principio dello jus sanguinis . Al punto che oggi si può tranquillamente parlare di un regime a carattere misto. Una tendenza che sembra per altro prevalere anche in altri paesi dell'UE.
In Francia si può acquisire la cittadinanza in tre diversi modi : per filiazione (jus sanguinis) e nascita (jus soli); sposando un cittadino/a francese; via naturalizzazione.

Per filiazione e per nascita
Acquisisce la cittadinanza il figlio, legittimo o naturale, di una coppia di cui almeno uno dei due genitori sia francese. Una concessione che, analogamente, viene riconoscita soltanto ai minori adottati con formula piena da parte di un francese. Nel caso di adozione semplice, invece, il minore ha il diritto di reclamare la cittadinanza al raggiungimento della maggiore età. L'ultimo caso, riguarda il minore abbandonato in Francia ed allevato da un cittadino francese o dai servizi sociali, purché abbia ricevuto un'educazione improntata ai valori e alla cultura nazionale per almeno cinque anni.
Ha dirittto alla cittadinanza per nascita il figlio, legittimo o naturale, nato in Francia da genitori di cui almeno uno vi sia nato.
Non basta, dunque, la semplice nascita nel territorio nazionale per acquisire automaticamente la cittadinanza che, invece, spetta ai minori figli di apolidi o di genitori sconosciuti.

La modifica di legge del 1998, soppresso l'obbligo di manifestazione della volontà, riconosce ai nati in Francia da genitori stranieri l'acquisizione automatica della cittadinanza al momento della maggiore età se, a quella data, l'interessato è in grado di dimostrare di aver risieduto, anche in modo discontinuo, sul territorio nazionale per almeno 5 anni, dall'età di 11 in poi. E' previsto, inoltre, un anticipo a 16 anni se l'interessato inoltra una dichiarazione sottoscritta dinanzi all'autorità competente, o può essere reclamata per lui anche dai genitori a partire dai 13 anni e con il suo consenso, nel qual caso il requisito della residenza abituale per 5 anni decorre dall'età di 8 anni.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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