La comunità immigrata che paga la lite Trump-Kim

Il fallimento del vertice di Hanoi tra Trump e Kim Jong-un è stato peggio di una mazzata per gli zainichi. Che costituiscono una grande, storica, diaspora di coreani immigrati in Giappone. E che, nonostante i 70 anni di isolamento di Pyongyang dal resto del mondo, non ha mai interrotto i rapporti con la madrepatria. Questa minoranza di coreani in terra nipponica, pochi la conoscono, ha attirato l’attenzione, alla vigilia del summit nella capitale vitnamita, del New York Times.

Gli oltre 600mila zainichi, che letteralmente significa “presenti in Giappone”, sono per la maggior parte i discendenti di quei coreani, circa due milioni, giunti nel Sol Levante durante la colonizzazione nipponica (1910-1945). Molti altri furono, invece, deportati ai lavori forzati nel corso della Seconda guerra mondiale. Alla fine del conflitto la stragrande maggioranza fece ritorno a casa. Ma la Guerra di Corea, e la successiva divisione della penisola (Nord socialista e Sud filoamericano), complicò la situazione. Alla fine degli anni ’50, però, il governo di Tokyo si offrì di aiutare a rimpatriare gli zainichi, imbarcandosi in uno dei progetti più controversi della Guerra fredda. L’esodo di 93.000 coreani, tra il 1959 e il 1984, rappresenta, infatti, il primo e unico caso di un’emigrazione di massa da una nazione capitalista a una comunista. Tra coloro che lasciarono il Giappone c'era anche una ragazza che un giorno sarebbe diventata la madre di Kim Jong-un, l’attuale dittatore di Pyongyang.

L’esodo verso “un paradiso in Terra”, come i giornali giapponesi dell’epoca descrivevano la Corea del Nord, creò una ferita mai sanata nell'animo di molti zainichi. Per la semplice ragione che quelli che accettarono di lasciare il Giappone per far ritorno a casa, invece dell’eden trovarono l’inferno della dittatura comunista dei Kim. Vale la pena però ricordare che, dagli anni ’50 ad oggi, furono proprio loro gli unici cui fu consentito il reingresso nella loro antica madrepatria nordcoreana. Mentre fu solo grazie alle rimesse, calcolate in svariate miliardi di dollari,  inviate a casa da quelli rimasti nella terra del Sol Levante, a non far sprofondare ancora di più la già devastata economia nordcoreana.

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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