La Corea si è fatta ricca grazie all’immigrazione negli Usa

I coreani rappresentano una delle minoranze immigrate di maggior successo negli Usa. Soprattutto grazie ai suoi elevati livelli medi d’istruzione che le hanno consentito di raggiungere un ottimale status socioeconomico. Anche se l’immigrazione coreana verso l’America ha origini antiche, è dagli anni 60 del secolo scorso, grazie all'Immigration Act del 1965 e alle strette relazioni politiche, economiche e militari tra Seul e Washington, che i flussi sono cresciuti in modo significativo. Basta citare qualche numero contenuto in un recente report del Migration Policy [1]Institute per comprendere meglio le dimensioni del fenomeno.

Nel 1960 i coreani erano 11mila, nel 1980 sfioravano i 300mila: il 2.500 percento in più nell’arco di soli 20 anni. Una crescita inarrestabile fino al 2010, quando la popolazione coreana ha raggiunto il picco di 1,1 milioni, il 2,4% dei 44,5 milioni di immigrati presenti negli States. Dal 2017 l’inversione di tendenza. Negli ultimi due anni, infatti, la popolazione immigrata coreana continua a calare. Il motivo è presto detto.

Oggi ci sono meno incentivi a emigrare, poiché le condizioni politiche ed economiche in Corea del Sud sono migliorate e il governo di Seul sta incentivando la migrazione di ritorno. Eppure negli Stati Uniti essi rappresentano una delle comunità con i redditi più alti: 65mila dollari l’anno, di gran lunga superiore ai 51mila dollari che in media guadagnano le popolazioni immigrate, ma anche ai 56mila che dichiarano gli americani. A beneficiare di questa ricchezza non sono solo gli Stati Uniti, perché, secondo i dati della Banca Mondiale, nel 2018 la Corea del Sud ha ricevuto rimesse per oltre 7 miliardi di dollari.