La Corte di Giustizia UE dà torto ai nemici dei rifugiati

I paesi europei non hanno diritto ad opporsi alla redistribuzione dei profughi. Lo ha stabilito ieri la Corte di Giustizia UE respingendo il ricorso di Slovacchia e Ungheria contro la decisione di Bruxelles di ricollocare tra gli stati membri 160 mila richiedenti asilo arrivati in Grecia e Italia. Decisione presa dal Consiglio Europeo nel settembre 2015.

I magistrati europei hanno, infatti, rigettato le due obiezioni, di metodo e di merito, avanzate dai ricorrenti. Vediamo di capire il perché.

Sul metodo i governi di Bratislava e di Budapest consideravano debole e inappropriata la base giuridica che il Consiglio Europeo aveva scelto per adottare il piano di ricollocamento dei profughi. Osservazione ritenuta infondata dai giudice UE perché, si legge nella sentenza, la decisione impugnata è stata legalmente presa in base all’articolo 78 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea. Che così recita: “qualora uno o più Stati membri debbano fronteggiare una situazione di emergenza caratterizzata da una afflusso improvviso si cittadini di paesi terzi, il Consiglio, su proposta della Commissione, può adottare misure temporanee a beneficio dello Stato o degli Stati membri interessati…”. È quello che è stato fatto.

Sul merito Slovacchia e Ungheria puntavano il dito, inoltre, contro la relocation perché non adatta a risolvere l’emergenza rifugiati di Atene e Roma. Una verità, a loro avviso, confermata dal fatto che dei 160 mila ricollocamenti previsti, ad oggi ne sono stati effettuati poco più di 25 mila. Un flop, questa la risposta dei giudici, che, però, non certifica l’inefficacia della misura in quanto tale. Evidenzia, invece, l’assoluta “mancanza di cooperazione di alcuni stati membri” che il Consiglio UE “non poteva prevedere”.

Morale della favola. Per i giudici europei la relocation, va difesa e sostenuta. Se fino a oggi ha funzionato poco e male è colpa di quegli stati (Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia e Romania) che hanno remato contro. Sulla stessa linea il Commissario UE all’immigrazione Dimitris Avramopoulos: “se non cambieranno il loro approccio sui ricollocamenti andremo avanti con l’ultimo passo della procedura di infrazione, col deferimento alla Corte di Giustizia UE”. A fargli eco il Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani: “la solidarietà non è a senso unico, ora bisogna andare avanti con i ricollocamenti e con le procedure d’infrazione”.

Tutto bene, dunque? Fino a un certo punto. Perché i tanto chiaccherati 160 mila ricollocamenti devono essere effettuati entro e non oltre il prossimo 25 settembre. Dopo questo termine il meccanismo di relocation potrebbe dissolversi in un batter d’occhio visto che scadrà la norma transitoria, cioè la decisione del Consiglio UE di due anni fa, che l’ha introdotto. Vuoi vedere che chi oggi ha perso la battaglia, domani rischia di vincere la guerra?

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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