La crociata anti-clandestini diventa un boomerang per Trump

Un’eccezionale ondata di immigranti dal Guatemala rischia di travolgere la diga voluta ed eretta da Trump sul confine meridionale. Costringendo la sua amministrazione a fare i conti con le contraddizioni e punti deboli della crociata anti-stranieri voluta dalla Casa Bianca. Un esempio fra tutti: il rilascio in massa dei disperati fermati al confine con il Messico.

Partiamo dai fatti. L’Arizona è l’epicentro di tanto terremoto. Perché, come riferisce il Washington Post, un improvviso picco di arrivi ne sta mandando in tilt i centri di detenzione. In conseguenza dell’aumento esponenziale delle famiglie centroamericane, in particolare del Guatemala, che in queste ultime settimane stanno tentando di entrare illegalmente negli States. Da sottolineare che se anche il Dipartimento della sicurezza nazionale non ha pubblicato il numero dei clandestini fermati a settembre, ma da molti indicatori emergerebbe che esso è superiore ai 13mila di agosto.

Ma oltre allo “schiaffo” politico in arrivo alla Casa Bianca, c’è un altro aspetto di quanto sta avvenendo sul quale fare chiarezza. Il business dei clandestini vale troppo e non sarà certo un “muro”, per quanto alto e possente, a bloccarlo. Una falla c’è sempre. E oggi è l’Arizona. L’ondata di arrivi senza precedenti di famiglie centroamericane nei deserti del sud dello Stato non è casuale. Le organizzazioni criminali hanno, infatti, aperto questo nuovo canale perché sanno bene che l’Arizona, a differenza del Texas, non ha sufficienti centri di detenzione per tenere uniti genitori e bambini. E così liberi tutti. Con buona pace per Trump.

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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