La grande migrazione tramonta col Covid-19

Il crollo dell’immigrazione, di pari passo con quello dei viaggi, dei commerci e degli investimenti, è l’emblema di un mondo in cui, a causa del Covid19, decenni di spumeggiante globalizzazione economica stanno cedendo il passo ad un’era di global distancing. Perché se è vero che il nazionalismo aveva attaccato la globalizzazione prima che si avesse notizia del paziente zero di Wuhan, è certo che l’epidemia sta ridisegnando le relazioni culturali ed economiche di lungo periodo di un mondo già fortemente polarizzato.

Infatti come spiega sul Washington Post del 29 giugno scorso il presidente del Peterson Institute for Economics Adam Posen :"The pandemic has made it so that you now have an additional excuse to block human-to-human conctat and intellectual and economic exchange….It’s a corrosion of globalization, but it’s also an acceleration of a realignment that was already happening” . Con il risultato, ad esempio, che all’aereoporto di Changi (Singapore), uno tra i maggiori hub mondiali, il traffico passeggeri è crollato tra gennaio e aprile 2020 da 5,9 milioni a poco più di 25 mila.

Ma la novità che fa più riflettere è che, oltre e al di là dei viaggi la pandemia ha messo in ginocchio i flussi migratori. Che a partire dal Secondo Dopoguerra avevano contribuito a tirar fuori dalla povertà più di 1 miliardo di abitanti delle regioni meno avanzate del Pianeta. Una diminuzione degli arrivi che ha riguardato non solo quelli regolari ma in misura forse maggiore quelli irregolari. Tanto è vero che ad Aprile scorso, rispetto al mese precedente, il numero degli stranieri senza visto di ingresso intercettati dagli agenti dell’Immigration americana sul confine messicano è calato, cosa mai avvenuta negli ultimi 20 anni, di oltre il 47%. Ma non basta.

I dati raccolti dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) nei 35 principali luoghi di transito dell’Africa centrale ed occidentale testimoniano un potente rallentamento dei flussi migratori: -48% tra gennaio e aprile 2020. Una frenata confermata anche dalla riduzione degli ingressi irregolari sulle principali rotte europee. Che ad aprile 2020 si sono ridotti a 1.740: il numero più basso da quando Frontex ha iniziato nel 2009 a stilare un’accurata statistica mensile del fenomeno.

Una diminuzione che però, purtroppo per noi, va presa con le molle. Visto che nel mese successivo, pur restando largamente al di sotto di quelli degli anni precedenti, essi sono tornati a salire fino a 4.260. Questo perché in alcuni strati sociali dei paesi in via di sviluppo le prospettive di guadagno garantite dall’emigrazione fanno passare in secondo ordine i possibili rischi sanitari. Resta comunque il fatto che per l’anno in corso, secondo i calcoli della Banca Mondiale, le rimesse degli immigrati verso le nazioni in via di sviluppo caleranno, come mai avvenuto in precedenza. E la loro incidenza rispetto al prodotto lordo interno di quei paesi tornerà ad essere quello del 1999.

Per concludere. Anche se il recente positivo andamento delle borse ed il riavvio delle attività produttive per mesi interrotte  testimoniano la tenace volontà con cui il Nord industrializzato spinge per tornare presto “alla normalità”, è però sicuro che il modo con cui fino a ieri si viaggiava, consumava, interagiva ed immigrava a livello globale non sarà più lo stesso per molti anni a venire.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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