La grande stampa USA divisa sull’accordo col Messico

Negli USA il fronte dei grandi organi di informazione da sempre compatto contro Trump ieri si è rotto clamorosamente. Per di più sulla delicata e politicamente molto discussa questione dell’accordo raggiunto lo scorso fine settimana tra Washington e Città del Messico per bloccare il fiume di immigrati centro americani che da mesi tentano dal Sud di raggiungere il suolo statunitense. Che la grande stampa guidata dal New York Times, tradendo quello che per essa dovrebbe rappresentare solo un sacro dovere, si era affrettata per incauta faziosità anti trumpiana a sminuire fino a rasentare il dileggio. Al punto da consentire a Michelle Goldeberg di titolare il commento di prima pagina del quotidiano newyorkese di martedì scorso con una domanda a dir poco carica di sarcastica retorica:”Should we pretend that Donald Trump made a real deal with Mexico?”. Mentre sarebbe bastato un po’ più di equilibrio e una ponderata analisi dei documenti per capire, come il giorno stesso ha dimostrato il Washington Post, che a Trump il “deal” oltre a riuscire era andato al di là delle sue stesse aspettative.

Per la semplice ragione che il Messico, come confermano i documenti sottoscritti dalla sua delegazione a fine trattativa, ha accettato, per non rischiare l’introduzione di nuovi, pesanti dazi all’ export verso gli USA, di fare per i nord americani quel dirty work (il lavoro sporco) a cui il Presidente Lopez Obtrador in varie precedenti occasioni aveva invece giurato il suo paese non si sarebbe mai prestato. Infatti in base all’intesa raggiunta i richiedenti asilo negli USA dovranno farne domanda “in the first foreign country they reach” e non più, come fino ad oggi avveniva, in territorio americano. Un marchingegno normativo che consente alle autorità americane, come appunto voleva la Casa Bianca, di imporre ad honduregni, guatemaltechi e san salvadoregni di attendere in Messico o a casa loro l’esito delle loro richieste anziché “volatilizzarsi” negli immensi meandri oscuri del vasto mercato del lavoro a stelle e strisce.