La rotta balcanica quest’anno è bosniaca

Si riapre la rotta balcanica. Unica novità è che a essere interessato questa volta è un Paese come la Bosnia, fragile e scosso da tensioni etnico-religiose mai sopite. Da mesi, migliaia di persone cercano di sfondare i suoi confini per entrare in Croazia. Di lì nell’Ue, per poi proseguire verso ovest. Le città bosniache di Velika Kladusa e Bihac, dove si stanno concentrando gli arrivi, distano poco meno di 200 chilometri in linea d’aria da Trieste. Che è diventata per molti un vero e proprio miraggio. Per la semplice ragione che rappresenta il punto di snodo per proseguire il viaggio verso Francia, Germania, Spagna, Scandinavia e altre città italiane. Secondo i dati forniti dall’Oim (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) dall’inizio del 2018 gli immigranti che hanno scelto la Bosnia come luogo di passaggio per arrivare in Italia sono stati più di 13.000. Meno dei 20mila stimati dalle autorità locali.


In Bosnia si comincia a parlare di emergenza. Con l'inverno il Paese balcanico rischia, infatti, di dover fronteggiare una pesante crisi umanitaria. I disperati che come fantasmi si aggirano nei campi di fortuna allestiti nelle periferie delle città difficilmente potrebbero sopravvivere ai rigori del gelo balcanico. Di qui l’allarme delle organizzazioni umanitarie che, oltre alla drammatica situazione dei rifugiati, denunciano gravi ritardi organizzativi e la diffusa corruzione delle autorità locali. Per cui c’è da dubitare che gli 8,2 milioni di euro dell’Unione europea per gli interventi umanitari bastino per  migliorare le cose.