La sirena populista non passa in Germania

La Germania si autodistrugge. È questo il titolo del libro di Thilo Sarrazin che da settimane infiamma il dibattito politico tedesco sulla mancata integrazione degli immigrati presenti nel paese. L’autore, che nel frattempo è stato costretto alle dimissioni dal board della Bundesbank, non lesina critiche tanto alla comunità musulmana che a quella ebrea. La tesi di Sarrazin è facilmente riassumibile: sono i musulmani a non volersi integrare, mentre gli ebrei presentano una certa "diversità genetica". Quanto basta per concludere che i flussi migratori vanno bloccati. L’alternativa è l’autodistruzione della Germania.

Ciò che colpisce, però, non sono le tesi di Sarrazin, piuttosto il riscontro positivo che trovano in buona parte dell’opinione pubblica tedesca. Secondo una recente indagine condotta dalla Forsa, infatti, pubblicata  dalla rivista Stern e in onda sul canale RTL, circa il 61% dei tedeschi condivide alcune visioni di Sarrazin, mentre il 9% è addirittura completamente d’accordo.

Secondo un sondaggio Emnid, commissionato dal settimanale tedesco e conservatore della domenica, Bild am Sonntag, Sarrazin ha ricevuto numerosi consensi per le sue teorie. L’indagine ha rivelato che il 18% dei cittadini tedeschi voterebbe per un nuovo partito di destra, se capeggiato da Thilo Sarrazin.

Dati che preoccupano alcuni esponenti cristiano-democratici (CDU) tedeschi. I quali temono di perdere voti a destra. In sostanza ritengono che il partito abbia abbandonato il concetto di famiglia tradizionale e segua una politica di immigrazione più liberale che in passato. La stessa Angela Merkel non rappresenterebbe il classico modello di leader del partito conservatore.

Timori non proprio ingiustificati. Visto che alcune frange più estremiste  stanno cercando di trarre beneficio dall’attuale clima politico tedesco. René Stadtkewitz, ad esempio, ex parlamentare cristiano-democratico, sta tentando di diventare il nuovo Geert Wilders. La ricetta è la stessa del biondone olandese: combattere l’immigrazione, soprattutto quella musulmana. Anche il nome del nuovo partito (Libertà) di Stadtkewitz, che nascerà ufficialmente entro la fine di quest’anno, è stato copiato dal “Partito della Libertà” olandese.

Ciò detto la storia della Germania dimostra che fino ad oggi ogni tentativo di erodere e frazionare il partito democratico-cristiano (CDU) si è risolto con un nulla di fatto. Né i Repubblicani negli anni ’80, né il partito dell’ex senatore di Amburgo, Ronal Schill riuscirono a mettere a rischio in modo permanente la CDU.

Nemmeno il progetto di Stadtkewitz, costretto a dimettersi da parlamentare della CDU dopo essersi rifiutato di ritirare un invito di Wilders,  sembra minnacciare seriamente il partito di Angela Merkel. Ne è convinto Frank Boesh. Il noto storico e scrittore tedesco sostiene che il potere d’attrazione dei capi popolo, quali Sarrazin e Stadtkewitz, è sopravvalutato. Secondo Boesh, infatti, i sondaggi indicano che la maggioranza dei tedeschi è orientata verso il centro. I partiti neopopulisti che si sono affermati negli ultimi anni in Austria, Danimarca e Olanda nascono da un frazionamento dei movimenti liberal-nazionali. Il che significa, sostiene lo storico, che si fondano su un milieu già esistente. “Quei partiti non sono apparsi dal nulla, bensì sono associazioni e movimenti che sono cresciuti nel corso degli anni”. In Germania le basi organizzative per questo genere di formazioni politiche non esistono. Senza una tale struttura un nuovo partito di destra sarebbe un mero fuoco di paglia.

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