La social-democrazia nordeuropea cambia linea sull’immigrazione

Revirement dei social-democratici danesi sull’immigrazione. Dalla tradizionale posizione di accoglienza sono passati a una linea di rigida selezione. Al punto che, come riporta Anne-Françoise Hivert su Le Monde del 21 marzo, tra la leader socialista Mette Frederiksen e quello populista Kristian Thulesen Dahl, che guida il Dansk Folkeparti (DF) è scattata la scintilla.

Un vero e proprio flirt politico, incentrato sulla stretta agli immigrati, che, c’è da scommetterlo, ha fatto impallidire l’establishment della vecchia sinistra danese e, perché no, europea. A partire da Paul Nyrup Rasmussen, ex Primo Ministro della Danimarca alla fine degli anni Novanta, che non perdeva mai occasione per additare il Dansk Folkepart come xenofobo e anti democratico. Critiche che non hanno impedito ai populisti di crescere nelle urne fino al successo delle elezioni del 2015 quando con il 21,1% dei voti e 37 deputati eletti su un totale di 179, sono diventati il secondo partito del paese.

Nel firmamento della politica UE si fa, dunque, strada un nuovo inedito possibile scenario politico. Un connubio, fino ieri difficile anche solo da pensare, che sembra essere figlio di una super dose di pragmatismo e buon senso sia della sinistra che dei populisti danesi. Se oggi sono così vicini è perché entrambi hanno rinunciato a qualcosa. La prima ha cambiato idea sull’immigrazione, i secondi sul Welfare che, a differenza del passato, ora chiedono di rafforzare e irrobustire. La sintesi è forse riassumibile con uno slogan: più Stato-sociale ma solo per i danesi.

Inutile dire che questa svolta dei social-democratici è vista dall’estrema sinistra come il fumo negli occhi. Ma, questo il dato più rilevante, non la pensa così il bacino elettorale della gauche danese. Con sorpresa di molti, infatti, l’inedito sposalizio con i populisti, sia pur non ancora formalizzato da alleanze parlamentari, sta consentendo ai socialisti, secondo gli ultimi sondaggi, di riuscire laddove hanno fallito: drenare e recuperare i vecchi elettori che negli ultimi venti anni da sinistra avevano ceduto alla sirena populista anti-stranieri.

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