L’Australia ridisegna l’immigrazione a favore del suo Mezzogiorno

L’Australia abbassa del 15% il tetto annuale degli ingressi di immigrati. Incentivando allo stesso tempo il loro insediamento nelle aree non metropolitane del Paese. Il governo conservatore, infatti, ha deciso di ridurre i visti per lavoro dagli attuali 190mila l’anno, stabiliti dal precedente esecutivo laburista, a 160mila. Introducendo, al contempo, il divieto temporaneo per i nuovi arrivati di stabilirsi nelle grandi città (Melbourne, Perth, Sydney e l’area metropolitana della Gold Coast). Una scelta, ha spiegato il premier Scott Morrison, dettata dalla necessità di provare a frenare non solo la congestione urbana, ma anche l’aumento dei prezzi delle abitazioni. Dunque la vera novità di questa nuova legge, che entrerà in vigore a luglio, oltre alla riduzione della quota di ingressi, è quella di dare respiro alle immense lande desolate interne del Paese. Ecco spiegata la ragione per la quale chi entrerà in Australia potrà fare richiesta per la residenza permanente a patto di vivere almeno tre anni nell'Outback. In pratica il governo sta utilizzando l’esca della residenza permanente per incentivare l’immigrazione, anche se specializzata, verso quello che viene considerato il suo Sud. In questa ottica rientrano gli incentivi previsti per gli studenti stranieri che vogliono iscriversi alle università australiane, esclusion fatta per quelle di Sydney e Melbourne.

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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