Le elezioni Usa legate alla cabala

Perché nessuno è in grado di sapere come andranno a finire le elezioni presidenziali americane del prossimo novembre? Domanda quanto mai lecita visto che quando mancano ormai meno di 60 giorni all’Election Day neppure i più sofisticati sondaggi di opinione sembrano essere riusciti a dare una convincente risposta. La verità, come ha ben chiarito un editoriale pubblicato dal Washington Post lo scorso 3 agosto, è che le elezioni 2020 presentano 7 criticità “ambientali” che le rendono diverse e insondabili rispetto alle precedenti. Di che si tratta? E’ presto detto.

- L’unica volta che le elezioni presidenziali si svolsero come oggi in presenza di una pandemia fu 100 anni fa ai tempi della spagnola. Poichè il Covid-19 ha un costo psicologico, è davvero impossibile capire come reagiranno alla sua minaccia gli elettori. Quello che è certo è che il virus è onnipresente nei loro dialoghi quotidiani e che più della politica è in grado di “colorare” e dominare i loro orientamenti;

- i gravi danni all’economia prodotti dal coronavirus dovrebbero, almeno in base alla tradizione, ritorcersi contro il Presidente in carica. Ma non è detto che sia così: “In a typical presidential race a recession like this would probably send an incumbent packing; other issues, particularly cultural factors, would literally no matter. But American are still giving President Trump decent marks on his handling of the economy and the third-quarter economic numbers show a rapid rebound. At same time, disagreement about immigration, political correctness and racism have kept cultural issues front and center”;

- l’America è da mesi sconvolta da duri scontri di strada e da proteste contro la violenza della polizia contro i neri. Di solito, però, queste situazioni non danno buoni frutti al momento del voto. Nel 1963, ad esempio, il 60% degli americani non simpatizzava con le marce per i diritti civili, e nel 2011 solo il 44% supportava i giovani di Occupy Wall Street. Oggi le cose sono forse cambiate se, come sostiene l’indagine Gallup di luglio scorso, 2/3 degli statunitensi sarebbero contrari alla violenza razzista delle forze dell’ordine;

- negli USA anche le istituzioni tradizionalmente più stimate e ammirate, compresi l’esercito e la polizia, stanno perdendo credibilità e fiducia agli occhi della pubblica opinione. Un declino in atto ormai da oltre un cinquantennio e che ultimamente ha pesantemente coinvolto anche le organizzazioni non governative e del volontariato;

- tra la gente la soddisfazione per come vanno le cose del Paese è in caduta libera. Secondo i sondaggi più recenti “only 13% said they were satisfied with the direction of the country”. Quello che però non è chiaro è chi trarrà profitto da tanto malcontento. Joe Biden, infatti, sarà in grado di strapparlo a Trump come fece Clinton ai danni di Bush padre nel 1992? Oppure se lo lascerà sfuggire come capitò nel 2012 a Mitt Romney nella sfida con Obama?;

- con l’innovazione partita dalla North Caroline, che consente di votare per posta prima del giorno delle elezioni, si preparano giorni di fuoco per il sistema politico-elettorale americano. Per la semplice ragione che se è vero, come alcuni sostengono, che questo tipo di votazione potrebbe interessare fino all’83% del corpo elettorale “these changes could transform the election from a single day into a months-long slugfest of debating, voting, counting and court challenge”;

- anche se Trump ha fatto peggio di molti suoi predecessori gli resta tempo per recuperare. Per la semplice ragione che in politica nulla è scritto sulla pietra: ciò che sembra sicuro ad agosto ad ottobre,forse, è già stato dimenticato.

Conclusione: se nel 2020 è accaduto ciò che nessuno avrebbe mai pensato potesse accadere perché lo stesso non potrebbe valere per l’elezione del Presidente?

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

Iscriviti alla newsletter: