Le elezioni USA preoccupano i populisti

Per il populismo europeo sarebbe certo un problema politico se lo Zio d’America diventasse meno potente di quello che è. Perché questo è quello che rischia Donald Trump alle prossime ed ormai imminenti elezioni di midterm americane. Visto che in 35 delle 38 competizioni di questo tipo svoltesi negli Usa dal secondo dopoguerra ad oggi, l’inquilino della Casa Bianca è uscito regolarmente battuto. Perdendo il controllo di uno dei due rami del Congresso. Se non addirittura, come capitò ad Obama nel 2014, entrambi.

Una tradizione nella quale confidano molto i democratici. Che sperano, con buone chance, di riconquistare la maggioranza alla Camera dei Deputati. Un’eventualità data al 70/75% dal Cook Political Report e addirittura all’84% da Five Thirty Eight di Nata Silver. Cosa che, invece, si presenta assai più ardua per quel che riguarda il Senato. Dove, nonostante tra loro e la maggioranza repubblicana lo squilibrio sia oggi di soli 2 seggi ( 49 a 51 ), la possibilità di rimonta è più problematica. Perché i democratici non sono affatto sicuri di riuscire a conservare i seggi senatoriali di tre fondamentali collegi ( Nord Dakota, Florida e Missouri ) oggi vacanti per il ritiro a vita privata, causa limiti di età, di tre storici senatori del Partito dell’Asinello.

Se davvero le cose andassero così, ed i democratici dovessero riuscire a riprendere la presidenza della Camera, allora per Trump sarebbero guai seri. Per la semplice ragione che con la maggioranza dei deputati dalla loro i democratici avrebbero i voti sufficienti per fare scattare le procedure di impeachment del Presidente. E consentire all’indagine del procuratore Miller di procedere spedita. Eliminando gli intralci che ad essa Trump ha potuto fino ad oggi frapporre al riparo della maggioranza parlamentare del suo partito.

Ma Donald non è affatto spacciato. In primo luogo perché, visto il carattere, c’è da stare certi che si batterà fino all’ultimo voto. Viaggiando da un territorio all’altro del suo immenso paese per arringare e galvanizzare , come nessuno meglio di lui sa fare, i fan della sua base. Ma soprattutto perché ha dalla sua quella che potrebbe essere l’arma decisiva. L’economia. Che tira come forse non era mai accaduto dagli anni dell’arrivo alla Casa Bianca di Bill Clinton. Al punto da avere ridotto il numero dei senza lavoro ad -3,9%. Una percentuale che non si vedeva dal grande boom degli anni ’50. Come andrà a finire lo sapremo presto: il primo fine settimana di novembre.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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